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	<title>Santa Famiglia - Comunità Parrocchiale Fano &#187; Omelie scritte</title>
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		<title>Omelia 17 marzo 2007</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2007 20:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie scritte]]></category>

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		<description><![CDATA[Lc 15,1-3.11-32 Il padre misericordioso

Si è sempre un pò intimiditi a commentare la parabola del padre misericordioso perché è un Vangelo nel Vangelo. Credo che meditandola negli anni ci si accorge sempre di più che al centro di tutto c'è la misericordia del Padre. San Luca vuole invitare la sua Chiesa perché anche poco poco faccia come Lui, imiti Lui per essere una Chiesa che scopre, vive e pratica la misericordia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lc 15,1-3.11-32   Il padre misericordioso</p>
<p>Si è sempre un pò intimiditi a commentare la parabola del padre misericordioso perché è un Vangelo nel Vangelo. Credo che meditandola negli anni ci si accorge sempre di più che al centro di tutto c&#8217;è la misericordia del Padre. San Luca vuole invitare la sua Chiesa perché anche poco poco faccia come Lui, imiti Lui per essere una Chiesa che scopre, vive e pratica la misericordia.<br />
In questo senso gli altri due soggetti della parabola, il figlio prodigo e il fratello maggiore, rappresentano tutta la Chiesa, tutti i figli, tutti i fratelli, sia quelli che attuano la strategia del piacere e che pensano di essere allo stretto nella casa del padre, sia quelli che attuano la strategia del dovere e si lamentano col Padre di non veder riconosciuto il proprio lavoro.<br />
In realtà non sono due categorie, siamo noi in momenti diversi della vita. Se noi ripensiamo, anche voi giovani, alla nostra vita a volte ci sentiamo in quel figlio che è scappato pensando di trovare gioia nel peccato, poi si è sentito un guardiano di porci che vorrebbe mangiare carrube e che alla fine dice dice &#8220;voglio tornare&#8221;. Altre volte invece ci siamo sentiti come il figlio maggiore che non trasgredisce, che osserva e allora non capiamo perché fare così tanta festa per un solo fratello che si converte. Perché lasciare le 99 nell&#8217;ovile e correre in cerca della pecora perduta. In quei due fratelli c&#8217;è tutta la Chiesa. Sembrano così diversi quei fratelli in realtà in una cosa sono assolutamente uguali: non avevano capito niente del loro Padre. Niente. Benché avessero fatto scelte così diverse, non avevano capito chi è Dio.<br />
E l&#8217;altra cosa che Luca vuole dirci è: amici, in qualunque dei due in questo momento vi nascondiate, nessuno di voi dia per scontato di aver capito chi è il nostro Dio.<br />
Dio avendo un amore folle per l&#8217;uomo è sempre da scoprire e, quando presumi di aver capito, è proprio quella volta che non hai capito niente e devi rimetterti continuamente alla scoperta di Lui.<br />
Non vi nascondo, amici, quanto vorrei che nella Chiesa potessimo un po&#8217; imitare l&#8217;atteggiamento del Padre quando il figlio gli dice &#8221; dammi la parte dei beni che mi spetta, io me ne vado&#8221;. È molto triste che questo figlio, oltre a decidere di scappare, creda di aver diritto ad una eredità e vuole i soldi dal padre.<br />
E il padre affronta questa decisione con un silenzio sofferto, con una dignità colma di amore. Lui che è così emotivo, così passionale, quanto vorrei imitarlo! Non è il cinismo di chi dice &#8221; vai vai, vedrai che tanto&#8230;.. prima o poi &#8220;. No, è la sofferenza, ma una sofferenza che sa rispettare la libertà, che, come è stato detto, è paziente, aspetta i tempi, non pregiudica la possibilità del ritorno.<br />
Questa è la Chiesa. Questo è lo straordinario del nostro Dio. Qui dobbiamo imparare.<br />
Che quel suo silenzio sia pieno di sofferenza, è evidente. Vi siete accorti che nel momento in cui il figlio torna solo Lui lo vede di lontano? E’ come se (i pittori lo hanno dipinto così) stesse sulla terrazza tutti i giorni e tutte le notti ad aspettare il figlio. Infatti quando è ancora lontano Lui lo riconosce, e poi sapete quello che fa.Questo vi fa capire che neppure per un attimo aveva cessato di amarlo con libertà e dolore.</p>
<p>C&#8217;è un secondo aspetto che mi colpisce sempre in questa parabola: è il coraggio che ha avuto quel ragazzo scappato di casa di dire &#8221; non era come pensavo&#8221;.<br />
A rigor di termini non si pente. Qualcuno di voi che assomiglia al fratello maggiore potrebbe dire che non si è pentito, si è solo trovato a guardare i porci e a mangiare carrube, ha pensato che a casa di suo padre anche i dipendenti stanno meglio e ha deciso di tornare.<br />
No, stiamo sottovalutando quel ragazzo, ci assomiglia molto. Per ognuno di noi dopo aver fatto delle scelte dire di aver sbagliato bersaglio, di aver fallito e dire “torno indietro” è un&#8217;operazione anzitutto mentale e di cuore molto molto difficile! Convertirsi vuol dire che io sono così e giro da questa parte, torno indietro. Tornerò da mio padre e gli dirò &#8221; ho peccato contro il cielo e contro di te &#8220;. Poi esagera pure  “non sono degno di essere chiamato tuo figlio, trattami come uno dei tuoi garzoni &#8220;. Ma ha il coraggio di farlo.<br />
Vedete il peccato non è un problema per Dio, anzi. A volte il peccato, quando ci costringe a mangiamo carrube, ci spinge alla conversione. Riconoscere il peccato è difficile. Il grande peccato è non riconoscere il peccato, è considerare il male come bene, badare i porci e pensare di essere liberi. Questo è il grande peccato.<br />
La Chiesa deve avere un amore immenso per i peccatori ma deve aiutare se stessa e tutti gli uomini a riconoscere il peccato, cioè la lontananza da Dio. Non chiamare gioia ciò che è perdizione &#8220;Io qui muoio di fame&#8221;. Sapere che c&#8217;è un vitello di grano che è l&#8217;eucaristia, il momento che stiamo vivendo, il convito della cena e  che al di fuori c&#8217;è la morte.<br />
Questo è davvero il dono che dobbiamo chiedere per tutti noi. Guardate che il figlio minore non è ateo. Lui sa di avere un padre, lo chiama padre cinque volte e anche quando è lontano dice a casa di.. mio padre, mica ha detto dal vecchio che ho lasciato, dice mio padre. C&#8217;è una nostalgia di Dio nel cuore dell&#8217;uomo che è immensa. Gli uomini si potrebbero distinguere da questa nostalgia di Dio. Quando decide di tornare, il Padre gli corre incontro, non lo fa parlare, gli restituisce la sua dignità. Però credetemi nel momento in cui è partito non poteva immaginare la festa. Anche noi benché battezzati da quando siamo nati, non riusciamo mai a immaginare un Dio che fa festa per un solo peccatore che si converte, che ci viene incontro,che ci copre col Suo mantello perché non si veda lo stato decadente e ci restituisca immediatamente la dignità regale espressa con l&#8217;anello e con i sandali.<br />
E questa veste bianca che oggi abbiamo messo, è la veste con la quale egli continuamente ci riveste. È la veste del battesimo ma è anche la veste che il padre dona al figlio peccatore che ritorna. Noi tutti siamo peccatori ai quali Dio ha usato misericordia.</p>
<p>Perché il fratello maggiore fa così fatica o forse addirittura non accetta di entrare nel convito della festa? Che cosa gli manca? Potremmo dire invidia, non aveva fatto per amore le cose che aveva fatte, ma credo che dovremmo andare un poco più a fondo.<br />
Ritorniamo al padre che corre dalla terrazza ad abbracciare il figlio. Corse incontro e&#8230; si commosse. Nel Vangelo di Luca questo è decisivo. Il figlio minore non sa quando parte dalla casa che cos&#8217;è la commozione e non la conosce neppure il fratello più grande. Una Chiesa capace di commozione vuol dire che ama la creatura con affetto di padre e di madre. La commozione nella Bibbia è nelle viscere, è uterina, è materna. Dio è madre prima di essere padre. Da oggi dovremmo dire Dio è madre e padre. È con questo amore che si va incontro all&#8217;uomo. Il fatto di non contrabbandare il peccato, di chiamare le ghiande ghiande e i porci porci, il fatto che lui sa che non c&#8217;è felicità fuori dalla sua casa, nasce da questo amore folle per la sua creatura. Noi dobbiamo avere lo stesso amore tra di noi e verso tutti. Che non vuol dire nascondere la verità, vuol dire il bisogno della casa di Dio. Fuori dalla sua casa c&#8217;è il deserto. Ma noi non possiamo obbligare un amico a dire &#8220;tornerò da mio padre&#8221;. Questa è solo la preghiera di Cristo in croce che può fare il miracolo ma ad ogni fratello e ogni sorella che incontriamo dobbiamo dire, con la stessa misericordia del padre: &#8220;siamo peccatori perdonati, accogliamoci, perdoniamoci, siamo una cosa sola, buttiamoci reciprocamente le braccia al collo non perché noi siamo buoni ma perché lui è misericordioso&#8221;. Se non siamo capaci di commozione tra noi non sapremo perdonarci, evidenzieremo le nostre differenze, saremo incapaci di amarci, non avremo passione educativa per i giovani, non sapremo accogliere. Ecco allora il dono che dobbiamo chiedere oggi al Padre: il dono della commozione. Perché il samaritano si è fermato mentre il prete e il diacono se la sono cavata? Qual è la differenza? Ve lo ricordate quel brano? Tutti e due hanno visto, tutti avevano paura, perché la fifa è di tutti, tutti avevano i loro affari ma.. Il samaritano cos&#8217;ha fatto? Lo vide e si commosse, si commosse. Vide in quel fratello un uomo per cui Cristo è nato ed è morto. E allora cambiò il suo modo di essere Chiesa. Dobbiamo ogni giorno convertirci ad una Chiesa di misericordia. Amen.</p>
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		<title>Omelia 18 febbraio 2007</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 22:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie scritte]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici, un vangelo straordinario, da aprirci il cuore e far rizzare i capelli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici, un vangelo straordinario (<font size="-1">Lc 6,27-38)</font>, da aprirci il cuore e far rizzare i capelli.<br />
Però questo vangelo straordinario, non è difficile. È impossibile all&#8217;uomo da vivere.<br />
Assolutamente impossibile, per questo esso è rivolto ai cristiani, ai discepoli, a coloro che personalmente e permanentemente nella vita interiore fanno l&#8217;esperienza di Dio come padre e madre, e si riconoscono peccatori salvati, peccatori nemici a cui è stata usata misericordia.<br />
Allora si apre la possibilità in Cristo di amare come Dio mi ha amato. Questo è il terzo livello.<br />
Dice padre Fausti: &#8220;questo vangelo ci dice tre cose, chi è Dio per me o chi è stato Dio per me, chi sono io per Lui, chi devo essere io per i miei fratelli &#8220;.</p>
<p>Quello che è straordinario in questo vangelo è che tutto quello che ci è stato detto, Dio lo ha fatto con noi, con ciascuno di noi. È Lui che ci ha amato quando eravamo nemici, è Lui che ci è vicino quando lo odiamo e ci benedice anche quando lo bestemmiamo, è Lui che continua a circondarci di amore anche quando lo maltrattiamo, è Lui che in modo sovrabbondante ci è venuto incontro e se gli abbiamo chiesto il mantello ci ha dato ben più della veste, e potremmo continuare.<br />
È lui che ci ama di un amore gratuito, di una iniziativa che non chiede il contraccambio, è Lui che per primo ci ha insegnato ad amare non solo quelli che ci amano come fanno i peccatori.</p>
<p>Per questo è detto &#8221; sarete figli dell&#8217;altissimo perché lui è benevolo verso gli ingrati e i malvagi &#8221; per questo è anche detto &#8221; siate anche voi teneri di cuore, misericordiosi, come è misericordioso il padre vostro&#8221;.<br />
Questo amore folle di Dio per la sua creatura!<br />
Come si fa a riscoprire questo amore tenero di Dio per noi? Nella preghiera!</p>
<p>Ecco il tempo della quaresima. La preghiera innanzitutto di ascolto in cui ripercorro l&#8217;amore di Dio verso il suo popolo, una preghiera di ascolto che diventa preghiera di lode.<br />
La lectio divina: è questo restituire l&#8217;amore con cui Dio mi parla. È in questa preghiera costante, quotidiana, di ascolto e di lode che io continuamente scopro quel che Dio è per me, purifico e rinnovo l&#8217;idea di Dio.</p>
<p>Il secondo punto, vi dicevo collegato al primo è: chi sono io per Lui.<br />
Un peccatore e un nemico che egli ama, Lui non mi ha giudicato e non mi giudica, Lui non mi condanna e non mi ha condannato, Lui mi perdona, Lui mi perdona in modo sovrabbondante, una misura pigiata scossa e traboccante versa dentro di me.<br />
Non saremmo qui, amici, se non fossimo l&#8217;oggetto del suo amore e della sua misericordia.<br />
Chi è il cristiano?<br />
Si diventa cristiani sacramentalmente nel battesimo, lo sappiamo, ma concretamente lo divento quando mi sento avvolto da questo amore, quando mi sento immerso nell&#8217;amore di Dio che, mentre eravamo ancora nemici, ci ha amato.<br />
Se io non mi sento dentro questo immenso amore non capirò mai il senso della mia vita.<br />
Posso parlare di mio, posso essere religioso, posso essere prete, posso vestire l&#8217;abito bianco ma non capire niente dell&#8217;amore di Dio.</p>
<p>Come si ricostruisce ogni giorno questa coscienza di chi è Lui per me? Nella preghiera!<br />
Soprattutto nella preghiera di perdono e di intercessione.<br />
La preghiera di perdono: in cui prendo continuamente coscienza che nonostante il mio peccato che permane dopo il battesimo, Lui mi usa misericordia e non mi condanna, non mi giudica, perché mi vede amabile nonostante tutto e mi dà la capacità e la dignità di ripartire, addirittura mi affida la sua chiesa, il suo ministero, il tesoro più grande del suo ministero che è l&#8217;eucarestia.<br />
Perché Lui mi ama, perche Lui mi ama!<br />
Questo esige una grande preghiera di perdono, un riconoscere continuamente il nostro peccato di cui il sacramento della riconciliazione è il gesto ultimo e sacramentale.</p>
<p>Poi nella preghiera di intercessione per dire &#8220;Signore fà che io ricordi continuamente ciò che tu sei per me e ciò che io sono per te&#8221;.<br />
È soltanto in una grande preghiera, che diventa unione con Dio, che diventa anche spirito di orazione, al di là dei tempi fissi e fissati della preghiera, come una regola spirituale chiede, che dobbiamo vivere nella intimità con il Signore.<br />
Quanto tempo sciupiamo tutti a partire da me, invece potremmo tenere la mente unita al Signore, quante parole diciamo che volano come vento e che non sono radicate in niente perché non sono radicate nell&#8217;amore di Dio.<br />
Quanto tempo sciupiamo e che invece potremmo vivere nell&#8217;unione con il Signore, in questo sentirci abitati, amati e perdonati da Lui.</p>
<p>Solo allora diventa possibile capire l&#8217;impossibile. Capire cioè di poter amare ciò che Dio ama, nella grazia dello spirito, nella potenza del Cristo che abita in me, diventa possibile.<br />
Unicamente in Lui diventa possibile.</p>
<p>Fondamentalmente l&#8217;uomo è racchiuso in quella parola del filosofo &#8220;homo hominis lupus&#8221;. Lo vediamo nella cronaca, quante volte l&#8217;altro in modo diverso finisce per diventare un lupo per me.<br />
Il Signore ci dice &#8220;homo hominis deus&#8221;, l&#8217;altro per me diventa Dio stesso.<br />
Guardate che è frutto di grazia, il perdono, la misericordia, la gratuità. Quante volte ho pensato nella vita a quella parola conclusiva del vangelo &#8221; date e vi sarà dato una buona misura pigiata scossa e traboccante vi sarà versata a voi in grembo e con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio&#8221; e noi che ci sentiamo paghi di aver dato due miseri soldi al povero, ci sentiamo  già di essere a credito con il Signore.<br />
Lui che invece è capace di spezzare e moltiplicare i pochi pani e i pochi pesci che mettiamo nelle sue mani. Una fecondità straordinaria quando viviamo in Cristo!<br />
Questa naturalmente è la santità, quella santità chi si nutre continuamente di preghiera. Non una preghiera bigotta staccata dall&#8217;azione, dalla vita, ma una preghiera che pervade la vita, una preghiera fraterna, comunitaria, dove ci si sorregge gli uni gli altri, dove siamo certi che l&#8217;un l&#8217;altro prega.</p>
<p>In modo particolare l&#8217;eucarestia: &#8220;questo è il mio corpo dato per voi &#8220;.<br />
È il dare del Signore nella eucarestia domenicale in cui veramente veniamo rigenerati ed è il momento in cui ci viene usata misericordia.<br />
Ecco allora l&#8217;eucarestia vera e degna, una eucarestia viva al punto che voi, ministri dell’eucarestia,non volete privare i fratelli malati e portate loro il corpo del Signore.<br />
Questo presuppone una compagnia di preghiera, di voci, comporta una solidarietà nella preghiera per sostenerci nella debolezza.</p>
<p>Ecco allora la quaresima: tempo unico di silenzio e di preghiera.<br />
Facciamo tacere le molte parole, immergiamoci nella vita interiore, nella preghiera.<br />
Anche io, come il Papa, ritengo che ci siano forti lobby contro la famiglia, non lo dico da oggi, credo davvero che  soprattutto ai nostri giovani si cerchi di far passare l’idea che Gesù (non si dice più che è contro la ragione o contro la giustizia sociale) è contro il benessere della persona, i diritti riproduttivi o affettivi sui quali Lui non può capire.<br />
Ma anche se queste lobby esistono, io credo che nella preghiera noi dobbiamo trasformare i problemi della famiglia in passione educativa.<br />
Dovremmo chiederci come aiutare i nostri giovani a riscoprire la bellezza di un amore pulito, di un fidanzamento vero, di un matrimonio per la vita, da sostituire alla convivenza o semplicemente allo stare assieme!<br />
Molte volte dormiamo, molte volte dormiamo!<br />
Come sostenere con la tenerezza e la misericordia di Dio le giovani famiglie, le famiglie in difficoltà, le famiglie in crisi?<br />
È qui che si vede quell&#8217;amore misericordioso e sovrabbondante di cui ci parla oggi il Vangelo!<br />
È qui che si tocca con mano la misericordia e la fedeltà del Signore! Amen</p>
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		<title>Omelia 19 novembre</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2006/11/omelia-19-novembre/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2006 16:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie scritte]]></category>

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		<description><![CDATA[Fratelli e sorelle e soprattutto voi carissimi giovani che in questi mesi porto in modo specialissimo nel mio cuore perché penso che con l&#8217;aiuto di tutta la fraternità i percorsi che abbiamo iniziato possono portare dei doni grandi a tutti noi. Vedete, che oggi la vita sia nel segno della precarietà lo sappiamo bene. Vediamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fratelli e sorelle e soprattutto voi carissimi giovani che in questi mesi porto in modo specialissimo nel mio cuore perché penso che con l&#8217;aiuto di tutta la fraternità i percorsi che abbiamo iniziato possono portare dei doni grandi a tutti noi.</p>
<p>Vedete, che oggi la vita sia nel segno della precarietà lo sappiamo bene.<br />
Vediamo ogni tanto i cortei per la precarietà del lavoro, e non è poco, abbiamo tanti nostri giovani anche ormai sui trent&#8217;anni con una laurea, con una professione, e non riescono a trovare un lavoro stabile.<br />
Ma la precarietà è molto più grande, è a 360 gradi, hai la sensazione di non avere un punto d&#8217;appoggio. E&#8217; un po&#8217; come quando voli sull&#8217;aereo e sei sopra le nubi e dici dove sono?<br />
È un po&#8217; l&#8217;esperienza che facciamo continuamente. Come non avere un punto fisso a cui appendere la tua vita, il tuo passato, il tuo presente soprattutto il tuo futuro, il tuo e quello dei tuoi figli, sia per ciò che riguarda l&#8217;incertezza del domani, il dolore e la morte, sia per quanto riguarda il quando e il come.</p>
<p>Allora è facile amici attaccarci a qualcosa piuttosto che a qualcuno.<br />
Qui la nostra religione è splendida, è divina, se riuscite a coglierne la bellezza.<br />
Perché la precarietà è di tutti gli uomini e tutti siamo tentati di attaccarci a qualcosa.<br />
Certo abbiamo bisogno anche di punti di riferimento immediati come quando vai per la strada hai bisogno del guard-rail, ma quando ti attacchi a qualcosa ti accorgi che la precarietà rimane.<br />
Ecco perché Dio nella sua infinita sapienza  inimmaginabile per noi ha detto &#8220;non attaccarti a qualcosa ma a qualcuno&#8221;.<br />
L&#8217;unica cosa che ci può togliere dalla precarietà, l&#8217;unico gancio che può dare senso alla vita è Lui.<br />
Il Vangelo col linguaggio apocalittico ha detto: &#8221; il sole si oscura, la luna non dà più il suo splendore, le stelle cadono, il cielo è sconvolto &#8220;.<br />
Per noi la luna e le stelle sono come il sole. Sono i punti fissi di riferimento, per la vita per il cammino per la notte. Ebbene tutto questo passerà e che succede poi &#8221; allora vedranno Gesù il figlio dell&#8217;uomo  venire sulle nubi con potenza e gloria grande &#8220;.<br />
È questa la grande speranza. Noi siamo verso il suo volto. La vita è in cammino verso il suo volto.</p>
<p>Noi in questa Chiesa l&#8217;abbiamo sottolineato anche architettonicamente.<br />
Vedete tutti questi archi ma anche i banchi si inginocchiano lì sul centro dell&#8217;altare.<br />
Tutti e tutto è orientato verso di Lui.<br />
Come faccio a dare senso alla vita, chi mi dà la certezza che dalla polvere ci si rialza, che nella precarietà c&#8217;è un punto fisso: Gesù.<br />
Per questo vedete siamo tutti costretti a volgere lo sguardo su di Lui e anche se ci ritroviamo insieme non è per guardarci negli occhi ma per guardare insieme verso di Lui.</p>
<p>&#8221; Vedranno il figlio dell&#8217;uomo venire &#8221; è Lui che manda gli angeli, è Lui che ci riunisce, è Lui che dice oggi a tutti ma soprattutto ai giovani &#8221; i cieli e la terra finiscono le mie parole no, la mia parola non passa &#8220;.<br />
È chiaro che è solo in una fede in un ascolto in una accoglienza profonda che è possibile dire: sì Signore tutto passa tu resti, la tua parola la tua persona il tuo volto è l&#8217;unico gancio in cui tutto si ricapitola, è l&#8217;unica certezza in cui posso fondare la mia vita e dare senso a 360 gradi a tutto quello che faccio.</p>
<p>Tu Signore nella tua infinita sapienza non ci hai detto come e quando, ci hai lasciato nella precarietà più totale dell&#8217; incertezza perché ogni giorno della vita noi potessimo affidarci a te alla tua volontà sapendo di essere dietro a qualcuno non a qualcosa, di non dipendere dagli avvenimenti ma da te che una volta per sempre una volta per tutte ci hai amati con il dono della tua vita. Quel volto è un volto che trasuda amore.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di più bello per un giovane che vive ancora l&#8217;incertezza dei suoi affetti del suo domani che non ha, come dire, sicurezze ma vive di speranza a volte anche di sogno?<br />
Se tu amico puoi dire con tutta la serietà del tuo cuore che la sua parola non passa che Lui non mi frega che Lui non mi tradisce che non sono verso il nulla ma verso il suo volto, allora le incertezze rimangono ma non sono più devastanti, non ti impediscono di vivere, di lavorare, di servire di amare.</p>
<p>Sapendo che Lui ci cammina avanti possiamo addirittura camminare cantando nella precarietà perché il suo volto è davanti a noi.</p>
<p>E tutto questo non è lontano dice Gesù &#8221; non passerà questa generazione &#8220;.<br />
Noi non sappiamo quando verrà la fine del mondo, ma per ognuno di noi la vita è un soffio. Con la nostra morte ma anche potremmo dire con i passaggi decisivi della nostra vita la giovinezza, l&#8217;età adulta, la vecchiaia si compie la mia generazione in cui devo dare il meglio affidandomi totalmente al Signore.<br />
Se la vita è un soffio tutto quello che oggi Lui mi dice accadrà e accadrà presto.<br />
&#8221; Vedrò il figlio venire sulle nubi del cielo &#8221; così come nella parusia nel secondo ritorno di Gesù tutti lo vedranno.</p>
<p>Fantasia, utopia? Noi crediamo che tutto questo sia l&#8217;unica cosa certa l&#8217;unica cosa vera a cui poter aggrappare la nostra vita perché Lui è vivo, è risorto.</p>
<p>Noi non vi nascondiamo le nostre fragilità le nostre debolezze ma vorrei ragazzi che voi credeste fino in fondo che per noi Gesù è l&#8217;unico gancio.<br />
Ovviamente dobbiamo darvi anche la scuola, l&#8217;istruzione della vita, la possibilità di vivere decorosamente in questo mondo, ma nella precarietà totale la speranza è Lui.</p>
<p>Ecco perché quando vi vediamo insieme, quando sentiamo che come oggi  ci spiegate il Vangelo, quando vi vediamo ogni giovedì riuniti, tutto questo ci riempie di speranza.<br />
Non è tanto il numero che ci commuove ma il volto di ciascuno di voi. Ogni giovane di questo mondo ha dentro una speranza inmmensa.<br />
Non conta il numero, conta l&#8217;entusiasmo, la gioia con cui ritroviamo la nostra fede.<br />
Per cui dico anche a voi coalizzatevi, invitate gli amici di scuola, ritrovatevi con gli altri giovani, non prendetelo come qualcosa da fare ma come un nuovo cammino da vivere insieme.</p>
<p>Egli viene anzi &#8221; verrò presto &#8221; dice il Signore.<br />
Chi di voi ha messo qualche volta il naso sotto l&#8217;altare in quella buchina che richiama il profeta Elia c&#8217;è scritto Kyrios Cristos. Lui è il Messia, Lui è il Signore, Lui è l&#8217;atteso.<br />
Ma di qua e di là ci sono due lettere scritte in oro: Alfa e Omega. Lui è l&#8217;inizio, Lui è la fine. Noi non aspettiamo qualcosa ma qualcuno.<br />
&#8221; Ecco viene sulle nubi del cielo e tutti lo vedranno &#8220;.<br />
Attacchiamoci a Lui, affidiamoci a Lui, con i nostri limiti, confessandoci, ricominciando, facendoci aiutare, superando anche quella puzza sotto il naso che a volte ci impedisce di costruire qualcosa di grande.<br />
Mettiamoci in un atteggiamento più libero, più fresco.<br />
Voi più di me potrete girare il mondo e portare a tutti la speranza del Signore. Amen</p>
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		<title>Omelia di Tutti i Santi 2006</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2006/11/omelia-di-tutti-i-santi-2006/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Nov 2006 15:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie scritte]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti siamo chiamati dal giorno del battesimo ad essere santi perché Dio ci ha fatti per la vita e per la gioia. Diventare santi vuol dire sperimentare una gioia vera, autentica, originale, profonda che invade la vita. Più volte papa Benedetto in queste ultime settimane ha detto &#8221; il cristianesimo non è fatto di tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" src="http://www.santafamiglia.info/img/solazzi.jpg" />Tutti siamo chiamati dal giorno del battesimo ad essere santi perché Dio ci ha fatti per la vita e per la gioia.<br />
<strong>Diventare santi vuol dire sperimentare una gioia vera, autentica, originale, profonda che invade la vita.</strong><br />
Più volte papa Benedetto in queste ultime settimane ha detto &#8221; il cristianesimo non è fatto di tanti no è invece fatto di un grande si&#8221;.<br />
Una volta che tu, e questo è il prendere la croce, metti tutta la tua vita, il tuo personale, la tua ricchezza, la tua casa, la tua famiglia nelle mani di Gesù, e pur non arrivandoci mai hai sempre davanti ha gli occhi la sua parola, &#8221; non sono più io che vivo ma è lui che vive in me &#8221; tu sperimenti una grande gioia e una grande pace.<br />
Una gioia e una pace quella della santità che dobbiamo sperimentare e chi ne parla, deve averla sperimentata almeno in piccola parte altrimenti ha il sapore delle parole al vento.</p>
<p>Voi sapete che le beatitudini  sono la costituzione del cristiano del nuovo testamento come le dieci parole di Mosè sono quella  dell&#8217;antico.<br />
Sarebbe bello un giorno scoprire che anche i dieci comandamenti non sono dei no, anche quelli che dicono non nominare, non uccidere, non rubare, dove c&#8217;è il non, sono dei grandi si, perché determinano lo spazio vitale in cui è possibile vivere ed amare.<br />
Ma soprattutto le beatitudini come avete sentito sono dei grandi si, sono un invito alla gioia. Beati.<br />
Una gioia che non elimina il prezzo delle cose belle delle cose che valgono.<br />
Perché altrimenti dovremmo con tanta insistenza chiedere a voi giovani di dar vita a un grande movimento giovanile per sentirvi veramente legati gli uni agli altri per una avventura da fare insieme, per una gioia!<br />
Sarebbe cinico crudele da parte di un adulto chiedere qualcosa a dei giovani se non si fosse convinti che è per la gioia.<br />
Quando qualcuno di voi va da Michela gli chiedo sempre &#8220;l&#8217;hai vista felice?&#8221; Perché indossare gli abiti di una santa in questo caso Santa Chiara se non per la gioia?<br />
Una gioia se volete da scoprire ma non meno vera.<br />
In questi pochi minuti vorrei far balenare la gioia delle beatitudini.<br />
Mi colpiva ieri rileggendo il Vangelo un aspetto che adesso non posso approfondire: il fatto che questi uomini sono un tutt&#8217;uno con la loro scelta di vita, sono poveri, misericordiosi, costruttori di pace sono come diventati un tutt&#8217;uno, non uomini che usano misericordia ma misericordiosi, non che aiutano i poveri ma che sono poveri in spirito.<br />
Dove sta la gioia dei poveri in spirito? Io ricordo la mia giovinezza quando passavo dei mesi interi al servizio di giovani, non mi misuravo su me stesso, mettevo in secondo piano i miei limiti, cercavo di vivere con disinteresse e gratuità e allora i giorni  volavano. Mi passavano le settimane e i mesi che non mi accorgevo perché avvertivo una gioia grande, che poteva anche essere stanchezza alla fine della giornata, penso a tanti mesi passati a Fonte Avellana con i giovani, una gioia immensa nel mio cuore e ancora in qualche modo ne sento l&#8217;eco.<br />
Come ogni volta che ognuno di noi si fa piccolo per amore che fa qualcosa con gratuità, dove l&#8217; io e l&#8217;orgoglio passano in secondo piano, c&#8217;è una gioia speciale, unica, che si può provare.<br />
La beatitudine degli afflitti l&#8217;ho imparata da tanti fratelli e sorelle che erano nel dolore.<br />
Io nel dolore sono intimidito, sono impacciato, e quante volte sono stati quei fratelli e sorelle con la loro dignità, con la loro capacità di trasformare il dolore in amore, non si può dire che l&#8217;afflizione sia una gioia in senso comune, ma la dignità con cui la vivevano, la capacità di trasformarla in amore, la forza e la dignità con cui vivevano quel momento della loro vita, che metteva dentro una voglia di vivere una dignità una grandezza dell&#8217;uomo  &#8220;una beatitudine&#8221; che solo chi l&#8217;ha provato lo può raccontare, anche se intuivi che c&#8217;era comunque un dramma che nella fragilità della vita si consumava.<br />
Più facile parlare della gioia dei miti e dei costruttori di pace.<br />
Quando non avete risposto con la violenza, siete riusciti a perdonare, avete affrontato con mitezza un problema complesso, vi siete riconciliati, avete cercato di seminare la pace nell&#8217;ambito della famiglia e degli  amici, quale gioia!<br />
Quando abbiamo rinunciato alla vendetta o a quella acidità che la sostituisce, quale gioia!<br />
È una gioia intima che ti pervade interiormente, che chi fa uomo e donna di pace.<br />
Più facile ancora parlare della gioia di coloro che hanno fame e sete della giustizia.<br />
Ancora ricordo quelle volte che da ragazzo sono riuscito a donare con generosità per aiutare un povero, per dare dignità a qualcuno, ancora ne sento la gioia.<br />
Chi di voi cari ragazzi non ha provato la gioia veramente di aiutare qualcuno, di veder sbocciare un sorriso, di pensare magari anche ingenuamente che nel mondo è possibile fare qualcosa.<br />
Solo ieri abbiamo sentito che in dieci anni quelli che muoiono di fame sono aumentati e che la fame tormenta oltre 800 milioni di creature umane sulla terra.<br />
Quando poco poco hai fame e sete di giustizia senti una gioia immensa e qui credo tutti, almeno come flash, l&#8217;abbiamo sperimentato.<br />
Questa è la gioia del cristiano.<br />
E la gioia della purezza di cuore, quante volte l&#8217;ho invidiata, soprattutto nelle donne, nelle ragazze, che a volte hanno più capacità di noi maschi di avere sulle labbra quello che hanno nel cuore, senza doppiezza, senza ipocrisia, di dirti, e non possono non farlo, perché il puro di cuore è colui che ha sulle labbra quello che ha nel cuore, che non è ipocrita, che non è doppio, che è trasparente.<br />
Ma chi di noi non ha provato la gioia di essere noi stessi, di essere trasparenti, di non essere finti, di non dover recitare una parte, quanta tristezza amici giovani quando si è costretti a recitare una parte.<br />
Non lo potete dire neppure ai genitori ma quando a quella festa o anche  con quel gruppo di amici non avete potuto essere voi stessi quanta tristezza! Recitavate una parte.<br />
La gioia della purezza del cuore!<br />
Come quando i sentimenti d&#8217;amore si riesce a trasmetterli e a viverli nella verità! Quale gioia! Anche solo a ripensarci! E&#8217; stato bello, è bello così, c&#8217;è una gioia intima profonda.<br />
E anche nella persecuzione per il Vangelo c&#8217;è gioia.<br />
Quando soffri qualcosa per Gesù paradossalmente ti si riempie il cuore di gioia, per la prima volta senti di amarlo, di esserti esposto, di non esserti vergognato, di aver vinto il rispetto umano.<br />
Quale gioia, quale gioia!<br />
La beatitudine di coloro che sono perseguitati per il Vangelo.<br />
Il cristianesimo è gioia. La santità è gioia, anche se ogni gioia ha il prezzo del tuffarsi nell&#8217;amore di Dio, del consegnarsi all&#8217;amore di Dio, di lasciare che Lui entri come il sangue in tutti i tessuti della nostra vita senza riserve senza intermittenze, senza paura.<br />
Perché diventare santi se la santità non è una gioia?<br />
Abbiamo mai provato gioia nel peccato? Nell&#8217;abbandono? Eravamo felici quando eravamo figli prodighi?<br />
La gioia è solo nella santità e la santità è la gioia delle beatitudini.<br />
E&#8217; questo che vogliamo sperimentare nei nuovi percorsi catechistici, è per questo che vogliamo dire ai genitori di sentire la Chiesa come la famiglia, è per questo che vi abbiamo proposto, cari giovani,  un percorso comune ma non meno personale, non meno intimo.<br />
Ci sono tanti santi giovani, tanti santi che ci dicono è possibile anche oggi nel 2006. Amen.</p>
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		<title>Alcune vecchie omelie 2003-2005</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jul 2006 12:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie scritte]]></category>

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		<description><![CDATA[Testo-omelie Quarta Domenica di Avvento 18 Dicembre 2005 &#8211; Lc 1,26-38 L&#8217;obbedienza &#8211; Leggi online oppure in versione stampabile Terza domenica di quaresima  anno B  23 Marzo 2003 I dieci comandamenti &#8211; Leggi online oppure in versione stampabile 1° Novembre 2005, festività di &#8220;Tutti i Santi&#8221; Leggi online oppure in versione stampabile Domenica 7 agosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="margin-top: 0pt;">Testo-omelie</h2>
<p>Quarta Domenica di Avvento 18 Dicembre 2005 &#8211; Lc 1,26-38 L&#8217;obbedienza &#8211; <a href="../comunita/omelia_obbedienza.htm">Leggi online</a> oppure in <a href="../comunita/documents/1obbedienza.pdf">versione stampabile</a></p>
<p>Terza domenica di quaresima  anno B  23 Marzo 2003 I dieci comandamenti &#8211; <a href="../comunita/omelia_dieci_comandamenti.htm">Leggi online </a>oppure in <a href="../comunita/documents/1Ledieciparole.pdf">versione stampabile</a></p>
<p>1° Novembre 2005, festività di &#8220;Tutti i Santi&#8221; <a href="../comunita/omelia_tutti_santi.htm">Leggi online </a> oppure in <a href="../documents/omeliadeisanti_000.pdf">versione stampabile</a></p>
<p>Domenica 7 agosto 2005, Don Vincenzo saluta i giovani in partenza per la GMG. <a href="../comunita/mandato_giovani_colonia.htm">Leggi online</a> oppure in <a href="../documents/OmeliaMandatoGiovani.pdf">versione stampabile<br />
</a></p>
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