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	<title>Santa Famiglia - Comunità Parrocchiale Fano &#187; Linee pastorali</title>
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		<title>Rinnoviamo la pastorale giovanile</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 07:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>
		<category><![CDATA[Piccolo Sinodo 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco la traccia definitiva che utilizzeremo come documento preparatorio al &#8220;Piccolo sinodo&#8221; che dal 21 al 31 maggio dedicheremo all&#8217;emergenza/opportunità educativa. Sono appunti tratti dal convegno ecclesiale di Verona a cui abbiamo aggiunto una serie di domande utili alla riflessione e alla preparazione degli incontri di fine maggio, di cui presto vi faremo avere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la traccia definitiva che utilizzeremo come documento preparatorio al &#8220;Piccolo sinodo&#8221; che dal 21 al 31 maggio dedicheremo all&#8217;emergenza/opportunità educativa. Sono appunti tratti dal convegno ecclesiale di Verona a cui abbiamo aggiunto <strong>una serie di domande</strong> utili alla riflessione e alla preparazione degli incontri di fine maggio, di cui presto vi faremo avere il programma dettagliato.</p>
<p>Chiunque sia mosso anche da un piccolissimo desiderio di aggiungere qualcosa, di contribuire con un proprio pensiero o una propria critica costruttiva lo può fare attraverso i commenti sotto questo articolo, oppure inviando una email a <a href="mailto:piccolosinodo@santafamiglia.info">piccolosinodo@santafamiglia.info</a>.<br />
Tutto quanto appunterete sarà motivo di riflessione nelle riunioni che faremo <strong>tutti i lunedì </strong><strong>sera </strong>nel mese di maggio <strong> alle 21,30</strong> dopo la messa a Casa Nazareth, incontri in preparazione al &#8220;Piccolo sinodo&#8221; a cui <strong>voi tutti</strong>, giovani, educatori, genitori, insegnanti&#8230; <strong>siete calorosamente invitati</strong>.</p>
<p><a href="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/rinnoviamo-la-pastorale-giovanile.pdf"><img class="size-full wp-image-820 alignnone" title="rinnoviamo-la-pastorale-giovanile-1" src="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/rinnoviamo-la-pastorale-giovanile-1.gif" alt="" width="565" height="994" /></a></p>
<p><a href="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/rinnoviamo-la-pastorale-giovanile.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-808" style="border: 0pt none;" title="rinnoviamo-la-pastorale-giovanile-1" src="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/rinnoviamo-la-pastorale-giovanile-1.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a><a href="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/rinnoviamo-la-pastorale-giovanile.pdf"></a></p>
<p><strong>Per continuare la lettura</strong><br />
<a href="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/rinnoviamo-la-pastorale-giovanile.pdf">Scarica e leggi documento PDF</a></p>
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		<title>Inizia un mese speciale</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 14:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Donvi scrive e parla...]]></category>
		<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie registrate]]></category>
		<category><![CDATA[Piccolo Sinodo 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la liturgia di oggi ha inizio un mese speciale che concluderemo con una settimana straordinaria dal 23 al 30 maggio dedicata alla emergenza educativa. In questa settimana definiremo il programma nei dettagli e lo renderemo pubblico attraverso questo sito. Ecco l&#8217;omelia della messa delle ore 11 di oggi 2 maggio 2010 ASCOLTA -omelia &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la liturgia di oggi ha inizio un mese speciale che concluderemo con una settimana straordinaria dal 23 al 30 maggio dedicata alla emergenza educativa. In questa settimana definiremo il programma nei dettagli e lo renderemo pubblico attraverso questo sito.</p>
<p>Ecco l&#8217;omelia della messa delle ore 11 di oggi 2 maggio 2010</p>
<p><a href="http://www.santafamiglia.info/wp-content/uploads/2010/05/donvi-02-05-2010.mp3">ASCOLTA -omelia &#8211; donvi-02-05-2010</a></p>
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		<title>Incontro con Don Steven</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2010/04/domenica-18-aprile-incontro-con-don-steven/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 14:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donvi scrive e parla...]]></category>
		<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>
		<category><![CDATA[Piccolo Sinodo 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Solo per ripartire da ciò che alcuni anni fa avevo scritto nel sito e che riporto sotto&#8230; ovviamente di acqua sotto i ponti ne è passata molta. Ma possiamo ora meglio criticare quel testo alla luce di questi anni. - INCONTRO CON DON STEVEN DOMENICA 18 APRILE DALLE 18 ALLE 20. LO SCOPO: 1.RIPENSARE LE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Solo per ripartire da ciò che alcuni anni fa avevo scritto nel sito e che riporto sotto&#8230; ovviamente di acqua sotto i ponti ne è passata molta.<br />
Ma possiamo ora meglio criticare quel testo alla luce di questi anni.</div>
<div>-</div>
<div><span style="font-size: 17px;"><strong>INCONTRO CON DON STEVEN </strong></span></div>
<div>
<div><span style="font-size: 17px;">DOMENICA 18 APRILE DALLE 18 ALLE 20.</span></p>
<p><span style="font-size: 10px;">LO SCOPO:</span></p>
<p><strong>1.RIPENSARE LE METE EDUCATIVE E GLI AMBITI DELLA PASTORALE GIOVANILE IN PARROCCHIA<br />
</strong><br />
<strong>2. FORMARE UN PICCOLO GRUPPO DI LAVORO PER PREPARARE IL &#8220;PICCOLO SINODO PARROCCHIALE&#8221;<br />
SULLA SFIDA EDUCATIVA IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA PARROCCHIA IL PROSSIMO 30 MARZO<br />
</strong><br />
L&#8217;invito di domenica è per quanti giovani e adulti desiderano dare una mano alla educazione alla fede dei nostri giovani</p>
<p>- gli attuali educatori specie quelli che desiderano continuare un servizio nei prossimi anni.<br />
- coloro che hanno lavorato alla pastorale giovanile negli anni passati e pur non potendo ora impegnarsi personalmente desiderano collaborare<br />
al suo rinnovamento<br />
-qualche genitore dei giovanissimi e dei giovani che si è o desidera coinvolgersi maggiormente nel percorso educativo.<br />
- il sacerdote e i ministri ordinati  e istituiti della comunità</p>
<p>passate parola e grazie di tutto dal profondo del cuore.</p></div>
<div>don</div>
</div>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">TESTO DEL 1 settembre 2006.</span></span></strong></p>
<p class="MsoTitle">
<p><em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Al carissimo confratello Diacono, alle famiglie ai giovani che si sono messi a servizio della pastorale giovanile parrocchiale</span></span></em></p>
<p><em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Ecco il ‘documento di base’ (sic!) che vi ho inviato un mese fa</span></span></em></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Lavori in corso: pastorale dei giovani degli anni del post cresima e delle scuole superiori</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Vorrei usare poche parole per fissare alcune emozioni-intuizioni , allo stato decisamente magmatico, che in questa estate ci siamo comunicati tra responsabili in varie occasioni. Ci fermiamo per ora ai giovani delle superiori.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">a.abbiamo lavorato molto in questi anni anche in assenza di un progetto educativo unitario e non dobbiamo ‘perdere’ le persone che hanno dato tempo e cuore per i giovani delle ‘superiori’ pur ripensando in modo decisamente nuovo la pastorale di questo settore .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">b.Alcuni di noi ritengono che bisogna cambiare qualcosa nella pastorale giovanile seguendo queste linee: formare un solo ‘movimento’ giovanile parrocchiale dai 14-19 anni, dotarlo di un più grande legame interparrocchiale e diocesano , puntare alla progressiva acquisizione di un modo cristiano di pensare e di vivere in un confronto aperto con la cultura di oggi nella scuola che frequentano e nella città in cui vivono.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">c. Come raggiungere questo? Anzitutto con una mentalità nuova da parte di tutti coloro che in parrocchia ‘servono’ i giovani delle superiori per amore di Gesù. Si chiede ad essi un minimo di maturità affettiva ed ecclesiale, una apertura mentale per proporre una forte identità cristiana con tutta la pazienza e il rispetto dei tempi e della fragilità del giovane, per mettere in relazione il movimento giovanile della parrocchia con l’intera comunità parrocchiale che è il vero soggetto che educa alla fede con lo stile quotidiano della sua vita .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">d. Da una nuova mentalità potrà nascere un progetto educativo unitario condiviso mettendo insieme le urgenze pastorali , le esperienze più fruttuose che ci sono in giro, le situazioni concrete nate dalla nostra esperienza di questi anni. Dovremmo arrivare a fissare insieme almeno una bozza dell’itinerario educativo parrocchiale e diocesano e le possibili interazioni con la scuola e la vita della città ed i grandi appuntamenti nazionali ed internazionali . Non dovrebbe mancare un respiro ecumenico e missionario tipico della nostra esperienza. Al centro del progetto educativo esperienze di vita cristiana giovanilecon momenti di full-immersion .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">e.Per realizzare questo progetto serve un referente unico (o una coppia di sposi) inviato della comunità ai giovani di questa fascia che , in comunione costante con i presbiteri e i diaconi, custodisca il progetto unitario condiviso e faccia da incoraggiamento e sostegno per tutti i responsabili pastorali di questa fascia d’età. Individuato il punto di riferimento occorre un gruppo di catechisti che siano a servizio di tutti i giovani ed in profonda sintonia tra loro e individuarne due o tre che , con il sostegno convinto e costante dei ministri ordinati , siano le ‘guide spirituali ’ dei giovani perché li conoscono, li cercano, li incontrano personalmente e periodicamente, si fanno vicini a loro nei momenti belli e difficili della vita e partecipano a tutti i momenti del progetto pastorale . E’ questo il compito più urgente , più delicato, più impegnativo specie nel primo anno di cammino unitario delle ‘superiori’.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">f. Tutti i giovani delle superiori più sensibili vanno invitati ad essere protagonisti attivi nel ‘gruppo’ relazionandosi tra loro alla pari, come ‘compagnia di amici affidabili ’ sia con i più giovani che amano avere amici più grandi che li stimano, sia per quelli che via via decidono di aggregarsi . Essi decidono il volto giovanile della parrocchia e sono il biglietto da visita per quanti vivono ai margini. I giovani universitariche in varie occasioni desiderano unirsi a loro lo faranno nel rispetto dei loro programmi e del loro stile così i genitori ed i collaboratori dei catechisti che desiderano dare un aiuto facendo da ponte tra i catechisti, i giovani e l’intera comunità.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">g.Per quanto riguarda i servizi che i giovani in formazione desiderano fare con i più giovani vanno maturati come parte del percorso educativo e non con trattative personali e poi sostenuti con una costante verifica dei formatori che alleggeriranno il giovane da altri servizi per non appesantire la sua vita ancora in formazione.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">h.Accanto ai giovani delle ‘superiori’ della parrocchia’ ci sono altri giovani cristiani che crescono in percorsi personali ed associativi diversi e fanno parte a pieno titolo della comunità, dovremo poi avere uno sguardo alla totalità dei giovani 14-20 che non fanno parte del gruppo ,affrontare la pastorale dei giovani universitari che crescono moltissimo ogni anno. La pastorale 14-20 è solo un aspetto della pastorale giovanile della parrocchia…</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Cari amici proviamo a concretizzare</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">a.abbiamo lavorato molto in questi anni anche in assenza di un progetto educativo unitario e non dobbiamo ‘perdere’ le persone che hanno dato tempo e cuore per i giovani delle ‘superiori’ pur ripensando in modo decisamente nuovo la pastorale di questo settore .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Abbiamo sulla carta un gruppo straordinario di giovani e adulti della comunità per la pastorale giovanile .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Guida spirituale e punto di riferimento unitario di tutta la pastorale giovanile</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Giovani famiglie che sono cresciute nel servizio ai giovani</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Mamme della comunità che portano avanti un servizio di pastorale giovanile</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Giovani che da tempo lavorano come ‘educatori’</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">una equipe di trenta persone parroco compreso che amano i giovani e sono vicini come fratelli maggiori. Credo una équipe invidiabile anche se alcuni decidessero di interrompere il loro servizio spero non come giovani ma semplicemente come educatori.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Chi ha il fidanzato o la fidanzata credente cercherà di portarlo/a con se nella pastorale giovanile con un arricchimento per tutti, chi ha il dono del discernimento e vede in alcuni giovani e adulti il carisma di stare vicino ai giovani lo può proporre con coraggio.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Cari amici vogliamo provare tutti assieme a pensare , alla luce della e-mail che ho mandato, un nuovo cammino di pastorale giovanile senza perdere nulla possibilmente del tanto che di vero di bello e di buono abbiamo vissuto negli anni ed anche nei giorni scorsi? Facciamolo insieme, discutendo i vari aspetti con il desiderio di offrire il meglio alle nuove generazioni di giovani, senza prendere il passato o noi stessi come metro di misura, ma cercando il meglio per i giovani cristiani di parrocchia nella Chiesa del terzo millennio.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">b.Alcuni di noi ritengono che bisogna cambiare qualcosa nella pastorale giovanile seguendo queste linee: formare un solo ‘movimento’ giovanile parrocchiale dai 14-19 anni, dotarlo di un più grande legame interparrocchiale e diocesano , puntare alla progressiva acquisizione di un modo cristiano di pensare e di vivere in un confronto aperto con la cultura di oggi nella scuola che frequentano e nella città in cui vivono.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Un solo movimento giovanile parrocchiale dai 14 ai 19 anni.</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Le ragioni sono molteplici: dare ai giovani un senso di appartenenza ecclesiale all’interno della parrocchia e tra le parrocchie della città e della diocesi, aiutarli ad avere un minimo di identità culturale a partire dalla propria fede.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Le modalità: immaginiamo anche la soluzione più semplice e a nostra portata.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-ci si vede la domenica per la messa</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">con tutti gli animatori che accolgono e si fanno vicini ai giovani che vengono a messa per un approccio personale , un dialogo che può iniziare lì ed essere ripreso nella settimana. A piccoli gruppi ci si può dare appuntamento per il pomeriggio per momenti di festa, ci si può ricordare gli appuntamenti che abbiamo davanti a noi e così via. A volte, preparata per tempo, potrebbero essere tutti gli animatori con i giovani a dare un taglio alla liturgia domenicale e magari dopo la messa un momento di festa nella sala della fraternità…</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-Il giorno della fraternità parrocchiale dei giovani</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Si potrebbe fissare un giorno alla settimana in cui abitualmente ci si vede in parrocchia che in qualche modo diventa, per quel giorno, la propria casa. Prenotandosi a piccoli gruppi possono risiedere lì in quel giorno, partendo dalla preghiera del mattino, alla colazione , al pranzo insieme, lo studio e poi fino alla sera dopo cena; un giorno della fraternità in cui ci si alterna con gruppi non omogenei dove è possibile per i più giovani gioire della presenza dei “big”. Se si decidesse il giorno, sarebbe importante che la casa sia a disposizione dei giovani e non vi siano altre iniziative di catechesi o altro. Si possono invitare anche amici di scuola . La parrocchia è dei giovani che in essa vogliono vivere una esperienza tipica di fraternità cristiana.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Il sacerdote , il diacono, i catechisti che non sono impediti dal lavoro e dalle esigenze familiari sono presenti con la loro famiglia ogni volta che gli è possibile semplicemente per stare assieme ai giovani che essendo piccoli gruppi consentono una conoscenza ed un rapporto personale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Un catechista si farà responsabile del tutto perché la giornata sia un momento bello ed utile.( prende le prenotazioni almeno di massima, chiede l’aiuto di qualche fratello o sorella della fraternità per i pasti e perché la casa sia accogliente ecc) …sarà un aperitivo delle settimane di fraternità che il CDV ha già messo in agenda e che anche noi vorremmo fare dopo le timide esperienze dello scorso anno. Al giorno della fraternità di volta in volta si possono invitare gli insegnanti di religione ed alcuni loro colleghi di altre materie…Se non lo si vede come un lavoro, per un animatore può diventare una giornata piacevole anche se molti non potranno per i turni di lavoro e il rimanere nelle sedi universitarie.. ma quando tornano.. è festa…</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Il dopocena nel giorno della fraternità parrocchiale dei giovani</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">I momenti formativi e spirituali potrebbero essere anche quindicinali mentre gli altri due potrebbero essere di tipo festoso tra i giovani che vivono in parrocchia e gli amici che li raggiungono ( si potrebbe tentare per quel giorno di vedersi non alle 21,30 ma alle 20,45-21 con tempi più dilatati !): un ascoltare musica, un cineforum anticipando la cena, un incontro amichevole con altri gruppi di amici di altre parrocchie, un festeggiare i compleanni senza spendere tanti soldi, una gara sportiva promossa dall’oratorio e dall’eden group che riesce a raccogliere anche giovani non impegnati nelle attività spirituali della parrocchia. In alcuni ‘tempi forti’ di avvento e quaresima si potrebbe riprendere, assieme ad alcune coppie di genitori, il tema formativo delle settimane scorse e scambiarsi opinioni in libertà…Tutti sono invitati, viene chi può, sicuramente i più giovani, ma come una cosa piacevole più che un patto da rispettare come per gli incontri formativi e spirituali.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">i gruppi quindicinali potrebbero essere il ritrovarsi di tutto il movimento giovanile parrocchiale delle superiori.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">I catechisti, assieme ai giovani, scelgono le tematiche formative che ritengono più urgenti , con uno sguardo ai giovani, agli avvenimenti sociali e culturali, alla vita della Chiesa, avendo sotto gli occhi il cammino della intera comunità parrocchiale ed utilizzando i catechismi Cei e i testi dell’Azione Cattolica giovani come punti di riferimento per dare spessore ai temi scelti. Non toccherei in un anno troppi aspetti ma, come già ho visto fare gli scorsi anni in alcuni gruppi, trattarli a fondo perché siano incisivi. Immaginiamo abitualmente incontri a piccoli gruppi che all’inizio possono essere di classe ( un gruppo del post-Cresima 2006, un gruppo di seconda e terza superiore che sono già insieme, un gruppo di quarta e quinta) ; in alcune occasioni si potrà lavorare in modo non omogeneo per creare una complicità spirituale tra tutti i giovani. Ci potrà essere il momento dell’accoglienza , magari una piccolissima introduzione, avendo poi organizzato nel dettaglio il lavoro di gruppo ,con un amico che raccoglie idee e suggerimenti, anche se non sempre potranno essere riportati in assemblea.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Poi un momento tutti assieme per compieta con tutti gli animatori presenti, il diacono e la famiglia che coordina la pastorale che approfitta di questo momento per un saluto, per dare l’agenda del mese, anche con testi scritti o facendosi precedere da una e-mail affinché tutti siano invitati.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">A volte sarà preferibile un incontro assembleare con testimoni capaci parlare al cuore dei giovani. Un giovane sacerdote, delle persone esperte sui temi trattati, un incontro allargato con altre parrocchie e i giovani delle superiori della città ecc ecc.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Non trascureremo il piccolo gruppo che abitualmente potrebbe lavorare anche un’ora assieme ( 21 accoglienza; 21,15 laboratorio nei gruppi; 22,15 Comunicazioni e compieta) anche perché con loro ci saranno quei catechisti che sono stati scelti dalla comunità come figure di riferimento spirituale. Quello che alcuni animatori hanno fatto negli anni scorsi è eccezionale e non dobbiamo perderlo!)</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Una sera al mese il momento di preghiera sulla scia di quello che già facciamo sulla spiritualità di Taizè accuratamente preparato con un giovane sacerdote che dice un pensiero e si mette buono per confessare chi vuole e, accanto a lui il diacono e le guide di riferimento dei vari gruppi. A volte possono essere invitati i genitori che sono più sensibili, amici di scuola dei ragazzi, un gruppo di un’altra parrocchia col proposito di ricambiare il segno di fraternità. Non sarebbe già bellissimo se trenta sono gli animatori almeno altrettanti potranno essere i giovani… ci si sente legati ad un solo movimento giovanile parrocchiale senza perdere assolutamente il rapporto personale..-Le celebrazioni penitenziali più importanti verranno preparate con cura per permettere a sacerdoti, capaci di toccare il loro cuore, di essere presenti. Quando per grazia di Dio un incontro di formazione o di preghiera riesce bene. riportiamolo subito la domenica successiva perché tutta la comunità sia partecipe di quello che il Signore regala ai giovani come avevamo iniziato a fare alcuni mesi fa….</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">In un confronto aperto con la cultura di oggi</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Questo aspetto lo dobbiamo approfondire con calma: quel che rimane nella testa e non scende nel cuore, non viene interiorizzato, non diventa certezza, non ha la forza di produrre alcunché. Educare i giovani esige anzitutto dare certezze interiori, far maturare convincimenti su ciò che è fondamentale per la vita….</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Quello che hanno interiorizzato nel cuore deve però diventare cultura, mentalità, stile di vita possibile e valido per l’oggi, deve trovare riscontri in esperienze gratificanti di altri giovani che entusiasmano e conquistano, deve essere una verità spendibile e raccontabile con gioia nei luoghi di studio, di lavoro, tra gli amici, nei mezzi della comunicazione sociale. Questo oggi, data la molteplicità di proposte culturali, esige un confronto serrato con la diversità che non può essere lasciato al singolo giovane, ma aiutato da tutto un movimento di amici e di pensiero da cui si sente sorretto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Come la parrocchia può aiutare questo confronto? Come tutta la fraternità missionaria parrocchiale può sostenere i più deboli nella fede? E tra giovani di parrocchie ci si può aiutare? Come aiutare il movimento dei giovani della parrocchia a confrontarsi in modo costruttivo con quelli che hanno una cultura diversa, aiutandoli a dare ragione delle loro convinzioni e saperle difendere in campo aperto fuori della parrocchia? Come, in modo proporzionale ai propri convincimenti, mandarli in campo aperto per verificare la tenuta di ciò che abbiamo insegnato? Come rispettare una gradualità dai 15 ai 20 anni pur facendo un percorso unitario? Non ho certezze……..</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">c. Come raggiungere questo ? Anzitutto con una mentalità nuova da parte di tutti coloro che in parrocchia ‘servono’ i giovani delle superiori per amore di Gesù. Si chiede ad essi un minimo di maturità affettiva ed ecclesiale, una apertura mentale per proporre una forte identità cristiana con tutta la pazienza e il rispetto dei tempi e della fragilità del giovane, per mettere in relazione il movimento giovanile della parrocchia con l’intera comunità parrocchiale che è il vero soggetto che educa alla fede con lo stile quotidiano della sua vita .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">cari catechisti ed animatori aiutiamoci umilmente ad avere una mentalità nuova nel servizio di animatori . Ecco alcuni spunti di verifica:</span></span></p>
<p><em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">1. </span></span></em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">per essere animatore di pastorale giovanile ci vuole un minimo di maturità affettiva per essere liberi nei riguardi dei giovani per dare affetto senza problemi e saper dire una parola franca ed impegnativa senza perdere la serenità del cuore. Un minimo di maturità affettiva per essere un attimo decentrati da noi stessi e poter accorgersi delle situazioni dei nostri giovani in modo da sorprenderli con la nostra attenzione verso di loro.</span></span></p>
<p><em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">2. </span></span></em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Un minimo di maturità ecclesialeper saper vedere nell’insieme il mistero della Chiesa come popolo di Dio e come Sposa di Cristo. Questo è decisivo. Perlomeno desiderare di farsi aiutare per capire cosa vuol dire trasmettere una vita di fede a dei giovani nella chiesa cattolica oggi. Solo così si può essere uniti tra catechisti. Il sacerdote, il diacono, la coppia di riferimento sono lì per garantire, per aiutare a sentirsi dentro la grande famiglia della Chiesa di Dio.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">3. Un minimo di maturità ecclesiale è possibile se il catechista per primo si sente al cuore della Chiesa e vive la vita della comunità cristiana almeno nei suoi momenti essenziali e decisivi come la domenica, l’ascolto della parola, i momenti di programmazione pastorale. Un animatore dei giovani è oggettivamente parte della fraternità missionaria della parrocchia. A volte sarà costretto a scegliere per non appesantirsi ma se c’è amore e passione per Gesù e per i fratelli non è un problema!</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">4. Occorre una apertura mentale per proporre una forte identità cristiana. Per far questo deve fissare nel suo cuore i punti fermi che fanno la bellezza del cristianesimo e guardare la vita umana vista con gli occhi di Gesù. Con tutta la pazienza e il rispetto dei tempi e della fragilità del giovane : si punta in alto sapendo che con noi per primi Gesù deve avere tanta pazienza!</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">5. la preghiera personale e liturgica è l’anima del catechista verso i suoi giovani ma soprattutto pregare con loro e non solo per loro. Pregare accanto ai giovani: essi scrutano il tuo volto e la sincerità della tua fede e la tua presenza vale più di tante parole. Il catechista dei giovani è un fratello maggiore che ha un senso di vera fraternità nei confronti dei giovani.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">6.Non prendersi troppo sul serio e accogliere il servizio come un dono per sé, una grazia che ti consente di ricominciare continuamente. Altrimenti il peso e la fatica prevalgono Mi serve per non smarrire io il senso della fede e della vita. E’ più quel che ricevo di quel che do e questo mi ricarica nei momenti di stanchezza.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">7. Non dobbiamo lasciarsi intimorire dalle proprie mancanze e dal proprio peccato ma essere sempre sinceri con i giovani . Anche per me vivere l’affettività come Cristo mi chiede non è semplice ma ci provo ,chiedo perdono e ricomincio.. e così via…</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">d. Da una nuova mentalità potrà nascere un progetto educativo unitario condiviso mettendo insieme le urgenze pastorali , le esperienze più fruttuose che ci sono in giro, le situazioni concrete nate dalla nostra esperienza di questi anni. Dovremmo arrivare a fissare insieme almeno una bozza dell’itinerario educativo parrocchiale e diocesano e le possibili interazioni con la scuola e la vita della città ed i grandi appuntamenti nazionali ed internazionali . Non dovrebbe mancare un respiro ecumenico e missionario tipico della nostra esperienza. Al centro del progetto educativo esperienze di vita cristiana giovanile con momenti di full-immersion .</span></span></p>
<p><em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Un progetto educativo unitario condiviso. </span></span></em><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Lo costruiremo assieme. Con una convinzione di fondo: questo per la pastorale giovanile è il tempo delle esperienze di vita, della concretezza di proposte spoglie di retorica e di ideologia e cariche di vita vissuta.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-fissiamo le mete educative indispensabili per un giovane cristiano che voglia vivere ed esprimersi nella nostra società. Io metterei la vita interiore e di preghiera, la consapevolezza della profonda umanità e bellezza della antropologia cristiana , l’accettazione generosa del sacrificio per realizzare una grande meta di amore, l’appartenenza alla Chiesa in cui vive e sentirsi parte viva della Chiesa universale, la responsabilità nei confronti della società, del mondo, del creato….</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-copiamo con intelligenza da ciò che accade nella Chiesa. Guardiamoci attorno a 360 gradi! Siamo bravissimi a fare copia-incolla per preparare un campo o un momento di preghiera ma possiamo farlo con intelligenza sulle linee educative della pastorale giovanile imparando dai gruppi parrocchiali ma anche dai movimenti e dalle associazioni ecclesiali.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-le situazioni concrete nate dalle esperienze di questi anni, guardando i giovani che hanno perseverato, ci dicono che solo chiedendo molto con amore e con convinzione si cresce. Chi resta in parrocchia vuole cibo solido. Anche i giovani che hanno fatto scelte vocazionali di speciale consacrazione ce lo ricordano.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-Di fatto nella nostra parrocchia la presenza di un gruppo di catechisti che sono anche membri della azione cattolica giovani , ci ha consentito un respiro diocesano e nazionale che non dovremmo perdere ma intensificare. Credo che se in questi primi anni vi fosse una scelta condivisa di appoggiarci ,anche con libertà, al cammino della azione cattolica giovani, questo ci aiuterebbe molto a partire insieme. Ho chiesto a Laura di darci le linee portanti del loro progetto educativo e credo che in gran parte sono anche nostre.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">-Credo anche che in un progetto pastorale giovanile della nostra parrocchia non possano mancare alcune caratteristiche ci sono proprie: un rapporto privilegiato con la Parola di Dio e dovremmo studiare come aiutare i nostri giovanissimi ad un approccio graduale , motivato e sempre più coinvolgente con la Santa Scrittura. Una seconda caratteristica è data da una attenzione costante alla carità ecclesiale come la chiama Benedetto XVI:dalla casa Betania, al lavoro della Caritas, alla associazione Banca del Gratuito, a casa Nazareth, ai condomini solidali, al carcere. Un percorso giovanile non può non farne occasione di esperienza prolungata . Anche se in questo momento siamo ‘in pausa’, credo che l’impegno missionario sia uno dei cardini nella formazione giovanile: la meta potrebbe essere un campo in terra di missione durante l’estate preparato con cura come fanno già diverse diocesi in Italia. La proposta ecumenica che abbiamo lanciato a livello di Chiese d’Europa di piste di fraternità tra parrocchie cristiane del continente , quanto vorrei che fosse anzitutto accolta dai miei giovani !</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">e.Per realizzare questo progetto serve un referente unico (o una coppia di sposi) inviato della comunità ai giovani di questa fascia che , in comunione costante con i presbiteri e i diaconi, custodisca il progetto unitario condiviso e faccia da incoraggiamento e sostegno per tutti i responsabili pastorali di questa fascia d’età. Individuato il punto di riferimento occorre un gruppo di catechisti che siano a servizio di tutti i giovani ed in profonda sintonia tra loro e individuarne due o tre che , con il sostegno convinto e costante dei ministri ordinati , siano le ‘guide spirituali ’ dei giovani perché li conoscono, li cercano, li incontrano personalmente e periodicamente, si fanno vicini a loro nei momenti belli e difficili della vita e partecipano a tutti i momenti del progetto pastorale . E’ questo il compito più urgente , più delicato, più impegnativo specie nel primo anno di cammino unitario delle ‘superiori’.</span></span></p>
<p><span style="color: #696969;">Referenti del progetto unitario: una coppia di sposi</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Una coppia di sposi o due giovani che in questi anni hanno condiviso con il diacono la pastorale giovanile e che si assumono il servizio di far camminare questo progetto educativo. Chiediamo il dono del discernimento. A tutti i catechisti chiedo di essere i primi protagonisti della nascita di un movimento parrocchiale di giovani delle superiori. Occorre sentirsi tutti responsabili di tutti e custodi del percorso educativo intrapreso. Poi è chiaro che saremo amici affidabili anzitutto per i giovani che conosciamo meglio e da molto tempo. Saremo con loro nei gruppi di lavoro,uno dei ‘vecchi catechisti’ verrà scelto come ‘guida spirituale’ per custodire legami personali precisi con ciascuno ma il segreto della riuscita dipende se siamo un gruppo di lavoro unito e animato da un grande amore per la Chiesa .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="color: #696969;">Mi rendo disponibile ad incontrarvi personalmente per confermare il vostro servizio di catechisti . Grazie di cuore nel nome del Signore!</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La sfida educativa</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2009/10/la-sfida-educativa/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 08:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Donvi scrive e parla...]]></category>
		<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccoli appunti tratti  dal libro a cura del progetto culturale CEI per preparare l’incontro del 9 ottobre con Belardinelli e di domenica 11 con don Andrea Per un’idea di educazione (1-24) + Scomposizione dell’umano. Scissione tra intelligenza e affettività. Occorre una razionalità affettiva e una affettività ragionevole per una personalità equilibrata.Come aiutare i giovani a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Piccoli appunti tratti  dal libro a cura del progetto culturale CEI per preparare l’incontro del 9 ottobre con Belardinelli e di domenica 11 con don Andrea</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<h2>Per un’idea di educazione (1-24)</h2>
<p>+ Scomposizione dell’umano. Scissione tra intelligenza e affettività. Occorre una razionalità affettiva e una affettività ragionevole per una personalità equilibrata.Come aiutare i giovani a tenere insieme testa e cuore? Come educare a superare la frammentarietà delle scelte?</p>
<p>+ Divaricazione tra educazione e formazione. L’educazione in definitiva si risolve in trasmissioni d’informazioni e di capacità e in socializzazione culturale. Viene valorizzata la spontaneità, uno spontaneismo soggettivo, sperimentale e nomade e non trasmissione di valori e di tradizioni. Come aiutare i giovani a tenere insieme educazione e formazione? Come mettere in luce attraverso esperienze concrete il limite dello spontaneismo soggettivo?</p>
<p>+ Dai valori alla relazione generativa. Un valore è tale solo se viene generato nell’esperienza. Come passare da una proclamazione astratta di valori a una paternità e maternità che all’interno di una relazione accogliente aiuta i giovani a tradurre in esperienze e stili di vita i valori?</p>
<p>+ La cultura post moderna ama rappresentare l’esistenza con la metafora del gioco inteso come gratuità dell’accadere sgravato da responsabilità e da scopi.. non si deve insegnare dove si è diretti ma solo a vivere nella condizione di chi non è diretto da nessuna parte. Come nell’educazione far emergere le domande primordiali dell’esistenza: nascere è un dono buono o avvelenato? Il nascere è una appartenenza anonima o una figliolanza? E’ possibile generare senza educare per dare un senso positivo alla vita?</p>
<p>+ Nella educazione spesso non si sviluppa il concetto di persona umana come un bene più grande di me che mi precede e al quale devo tendere. Ha senso educare a valori come la tolleranza, la legalità, l’ambiente, le comunicazioni, l’interculturalità, senza un contesto più ampio della persona come soggetto educativo? Sii ciò che sei o diventa ciò che sei?</p>
<p>+ Nella educazione è essenziale tanto l’essere educati quanto l’auto educazione.  Come educare ad una intelligenza critica così da tenere insieme verità e complessità  per non diventare giovani dogmatici sulle cose opinabili e  scettici su quelle fondamentali?</p>
<p>+ Educare alla libertà significa liberare la libertà dalla disastrosa idea di essere tutta e solo potere di scelta e non anche capacità di adesione al bene e di relazionarsi con la libertà degli altri. Come educare  i giovani alla libertà senza una comunità educante autorevole che  non dica fai così ma fai come me?</p>
<p><strong>EDUCARE è POSSIBILE ANCHE OGGI MA A CERTE CONDIZIONI CHE RIGUARDANO ANZITUTTO GLI EDUCATORI CHE AIUTANO IL GIOVANE A RISCOPRIRE LE GRANDI COORDINATE DELLA RELAZIONE UMANA: LA CURA DEL VOLTO ,  LA CURA DELL’ORIGINE ,    LA CURA DELL’ALTRO, LA CURA DEL SENSO E QUELLA DI DIO.</strong></p>
<h2>Emergenza educativa nella Comunità cristiana ( pag 72-87)</h2>
<p>+gli incontri di gruppo sono importanti ma hanno bisogno di essre accompagnati da un dialogo educativo continuativo e personale.</p>
<p>+l’educazione ha bisogno d tempo e la comunità è contagiata dalla frenesia delle attività e delle iniziative e chiede all’educatore la disponibilità di mettersi in gioco.</p>
<p>+l’educazione è possibile solo in una vera corresponsabilità tra educatore e giovane e tende a far nascere esperienze di vita insieme per non cadere nella astrattezza e lontananza dalla vita vissuta.</p>
<p>+la sfida della educazione dei giovani consiste nella capacità dell’educatore di mostrare la bellezza ed il significato umanissimo della vita cristiana senza svilirla ed annacquarla.</p>
<p>+Un grande problema (con belle eccezioni) è la presenza di educatori troppo giovani che non hanno la maturità umana e spirituale e non sono davvero accompagnati da una comunità di adulti che delega l’educazione delle future generazioni.</p>
<p>+la comunità educa se diventa per i giovani luogo di esperienze di vita assecondando il bisogno di protagonismo e di azione tipico dei ragazzi e non una educazione fatta di parole e concetti!!</p>
<p>+ la comunità può diventare palestra di responsabilità per i giovani attraverso diversi e graduali servizi che vengono loro affidati con a fianco l’educatore e nella ricchezza di generazioni diverse che si incontrano.</p>
<p>+Far sperimentare ai più giovani la bellezza di educare  attraverso la crescita dei più piccoli che permette di toccare con mano chela vita sempre si rinnova e ritrova nuova freschezza.</p>
<p>+ la formazione di nuovi educatori è compito decisivo per una comunità facendo emergere vere e proprie vocazioni educative.</p>
<p><strong><br />
E’ TEMPO PER RILACIARE L’IDEA DI UN PROGETTO EDUCATIVO CHE RIPRPONGA L’ESIGENZA DI UNA VISIONE GLOBALE E INTEGRALE DELLA EDUCAZIONE, AGGIORNANDONE I TRATTI ALLE CARATTERISTICHE DELLA CULTURA DEL NOSTRO TEMPO.</strong></p>
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		<title>Prima Bozza di un progetto per realizzare l’Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (ICFR) “secondo un’ispirazione catecumenale”</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2009/06/prima-bozza-di-un-progetto-per-realizzare-l%e2%80%99iniziazione-cristiana-dei-fanciulli-e-dei-ragazzi-icfr-%e2%80%9csecondo-un%e2%80%99ispirazione-catecumenale%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 15:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>

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		<description><![CDATA[Con tale espressione si intende ricuperare e applicare all’IC dei fanciulli e ragazzi già battezzati alcuni elementi tipici dell’antico catecumenato. In modo particolare, per “ispirazione catecumenale” si intende un cammino d’ICFR: - che non dà per scontata e presupposta la fede, ma si preoccupa di generarla; - che sviluppa un’educazione globale alla vita cristiana, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: left">Con tale espressione si intende ricuperare e applicare all’IC dei fanciulli e ragazzi già battezzati alcuni elementi tipici dell’antico catecumenato. In modo particolare, per “ispirazione catecumenale” si intende un cammino d’ICFR:<strong></strong></p>
<p>- che non dà per scontata e presupposta la fede, ma si preoccupa di generarla;</p>
<p>- che sviluppa un’educazione globale alla vita cristiana, senza limitarsi al momento dell’istruzione religiosa. L’itinerario d’ispirazione catecumenale “<em>deve essere inteso come un esercizio prolungato e completo di vita cristiana, che comprende non solo l’istruzione religiosa, ma anche esperienze di preghiera personale e comunitaria, gesti di testimonianza e opere di carità, cambiamento di mentalità e di abitudini: una vera scuola di formazione, al seguito di Gesù maestro”</em>;</p>
<p>-che è scandito da tappe progressive di formazione e di celebrazione ed è segnato da diversi passaggi e verifiche. “<em>Il calendario delle tappe dell’IC non può essere fissato a priori: ciascuna di esse deve corrispondere realmente al progresso nella fede del fanciullo e del gruppo, progresso che dipende dall’iniziativa divina, ma anche dalla libera risposta dei ragazzi, dalla loro vita comunitaria e dallo svolgimento della formazione catechistica”. </em>L’ispirazione catecumenale esige, quindi, di liberarsi dall’idea delle scadenze fisse, uguali per tutti, e dei passaggi automatici;</p>
<p>-che ha un’intrinseca dimensione comunitaria ed ecclesiale, nel senso che si svolge nella comunità cristiana, con l’attiva partecipazione di tutti, in specie della famiglia, ed esige di offrire alcune esperienze di vita ecclesiale.</p>
<p> </p>
<p>Il RICA, debitamente adattato alla situazione diversa e particolare dei fanciulli e dei ragazzi, e la Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, <em>L’iniziazione cristiana 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni</em> del 1999 offrono l’itinerario da compiere. Tale itinerario deve tenere conto di tutto quanto sopra è stato detto in relazione alle tappe progressive di formazione di una fede adulta e di una testimonianza matura. Ne consegue pure che <strong>l’IC all’interno della Parrocchia dovrà esigere la presenza fondamentale del presbitero, dei genitori, dei catechisti come anche la collaborazione convinta di tutti gli altri educatori parrocchiali</strong>: animatori dell’oratorio, della liturgia, della Caritas, del gruppo missionario, della pastorale vocazionale, degli insegnanti di religione ecc. Non potrà altresì mancare la rivalutazione della figura del padrino, scelto in modo tale che la comunità gli possa affidare il compito d’essere, oltre che testimone, il coordinatore del cammino personale del ragazzo. Oppure in alcuni casi la comunità stessa potrà scegliere un padrino per il cammino di un ragazzo, come anche preparare famiglie cristiane disposte ad “adottare spiritualmente” i ragazzi che non hanno alle spalle una famiglia cristiana.</p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>Alcune indicazioni di base per ICFR</strong></p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>1. Progettare itinerari di ICFR diversificati e personalizzati</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>“ ogni catechista sperimenta oggi quanto grande sia la diversità, sul piano della fede e del vissuto concreto dell’ambiente familiare e sociale, che ogni fanciullo e ragazzo porta con sé”. “Da qui <strong>la necessità di avviare itinerari di fede sistematici e differenziati</strong>, non accontentandosi di incontri occasionali o di massa”. </em></p>
<p> </p>
<p>- Ciò significa offrire <strong>un servizio evangelico adatto, più efficace e più rispettoso della reale situazione dei ragazzi</strong>. Con questo spirito e con queste finalità tale cammino deve essere presentato ai genitori, ai ragazzi e all’intera comunità.</p>
<p> </p>
<p><strong>-Notevole importanza sarà data, comunque, <em>“all’esperienza di gruppo</em></strong><em>, che assuma un vero carattere ecclesiale e investa la vita dei fanciulli e dei ragazzi sotto il profilo liturgico, caritativo, fraterno e</em> <em>festivo”</em>. Pertanto può darsi che questo esiga la formazione di gruppi anche interparrocchiali o zonali, come pure la necessità di preparare operatori pastorali adatti e formati per i diversi cammini.</p>
<p> </p>
<p>- Quanto a questi itinerari catechistici più personalizzati e definiti secondo una più diretta attenzione ai soggetti, non si dimentichi che <strong>“<em>il catechismo della CEI deve restare il Libro della fede fondamentale per tutti gli itinerari</em></strong><em>”</em>, pur essendo possibili e necessarie adeguate mediazioni</p>
<p> </p>
<p><strong>2. Attuare una catechesi in favore della mentalità di fede che superi il modello scolastico</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Più volte si è ribadita la necessità di impostare <strong>una catechesi finalizzata a creare una mentalità di</strong> <strong>fede</strong>, che superi l’angusta finalizzazione alla ricezione dei sacramenti e alla semplice formazione dottrinale. <em>“Una catechesi esclusivamente orientata ai sacramenti non può e non deve esaurire tutta la pastorale dell’iniziazione. Se così avviene, come frequentemente purtroppo si verifica, è inevitabile che la catechesi si riduca a intellettualismo e i sacramenti scadano a gesti di costume e di tradizione”</em>. Al fine di creare questa mentalità di fede è determinante il clima cristiano che si respira in famiglia. Bisognerà, perciò, come più volte accennato, <em>“valorizzare la catechesi familiare e aiutare [i genitori] a svolgerla in modo che essa preceda, accompagni e arricchisca ogni altra forma di catechesi”</em>.</p>
<p> </p>
<p>La Parrocchia dovrà, dunque, superare quelle prassi che hanno contribuito a svilire l’ICFR riducendola ad una continuazione dell’esperienza scolastica, ad un insegnamento puramente dottrinale, che apre l’accesso ai Sacramenti in base all’età scolastica dei fanciulli. Nel tentativo di superare l’impostazione scolastica bisognerà transitare da una catechesi per classi scolastiche a una catechesi per fasce di età o, ancor meglio, a una catechesi intergenerazionale, con la partecipazione degli stessi adulti e, soprattutto, della famiglia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>3. Abbandonare i “passaggi” automatici e rivedere i criteri d’ingresso alle varie tappe</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>“L’IC non può che essere un processo unitario, dal momento che ha come finalità quella di essere scuola globale di vita cristiana e condurre alla partecipazione e assimilazione al mistero pasquale: evento unico celebrato nei Sacramenti del Battesimo, Confermazione, Eucaristia. All’interno di questa unitarietà, il cammino di IC, secondo una sapiente pedagogia cristiana, è articolato in tappe, successive e graduali, ciascuna con una propria originalità e fisionomia spirituale, con proprie accentuazioni e segni”</em>. Tra queste tappe, oltre a quelle dell’ammissione ai Sacramenti vanno annoverati anche altri momenti celebrativi, come l’accoglienza all’inizio del cammino, la <em>traditio</em> (consegna) della Bibbia, del Simbolo della fede, del Padre nostro, delle Beatitudini, ecc., che dovrà prevedere anche la <em>redditio</em> (riconsegna) al termine delle relative catechesi e dopo un periodo di esperienza.<strong></strong></p>
<p> </p>
<p>E’ un errore partire dal presupposto che i ragazzi maturino tutti nello stesso tempo e che abbiano gli stessi ritmi di crescita e di comprensione. <strong>L’IC deve tenere conto della graduale maturazione del ragazzo più che del calendario o dell’età</strong>. Ne deriva, da un lato, l’esigenza di non ammettere tutti automaticamente ai vari passaggi e, dall’altro, di operare delle verifiche secondo criteri che non si basino solo sul momento dell’incontro catechistico ma tengano conto dell’effettiva crescita nella fede e nella testimonianza cristiana. A questo proposito <em>“l’esercizio pastorale del discernimento, in vista dell’ammissione del candidato alla celebrazione sacramentale, è frutto della collaborazione dell’intera comunità: cioè del Vescovo, dei presbiteri, dei diaconi, [dei genitori], dei catechisti, dei padrini e di tutta la comunità locale, di ciascuno secondo il suo ordine e nel giusto modo”</em>.</p>
<p> </p>
<p align="center"><strong>Schema di un itinerario di iniziazione cristiana ispirato al RICA</strong></p>
<p align="center"><strong>In estrema sintesi il progetto:</strong></p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<ol>
<li><strong><em>&lt;&lt;Pre-catecumenato.&gt;&gt; </em></strong>( i termini non sono corretti e presi a prestito dal RICA)</li>
</ol>
<p> </p>
<p> Una esperienza iniziale di vita parrocchiale con le famiglie dei ragazzi del biennio della scuola elementare sul tipo di un ‘pre-catecumenato’, un periodo cioè che aiuta con mezzi semplici e diretti, a dare uno sguardo agli anni del post battesimo ed insieme a far emergere le domande e gli interessi per scegliere come continuare un percorso di iniziazione cristiana. Un tempo per sperimentare il bisogno di salvezza che c’è nel cuore dell’uomo e per un primo annuncio di Gesù come risposta alle domande più vere del cuore</p>
<p> </p>
<p><strong><em>2. Il tempo del ‘catecumenato’.</em></strong></p>
<p> </p>
<p> Considerare un biennio o un triennio (i passaggi non sono automatici ma decisi da una riflessione serena di genitori e catechisti) come tempo forte del cammino catecumenale dei ragazzi e delle famiglie per concludersi con un appuntamento unico che può prevedere per necessità pastorali due tempi: alcuni anni lasciando la cresima nell’età attuale  preparando la strada per riportarla nel suo alveo teologico naturale dopo il battesimo e prima della eucaristia.</p>
<p>Primo momento (nei primi tre anni dall’adozione di questo progetto)</p>
<p> </p>
<ol>
<li>Al termine del percorso catecumenale :rinnovazione delle promesse del battesimo e con l’iniziazione alla Eucaristia e alla Riconciliazione , lasciando per il momento la cresima così com’è e chiedendo solo un ‘ingresso nella testimonianza‘ al termine del percorso del triennio. Questo percorso potrebbe terminare in quarta o proseguire anche in quinta elementare a seconda dei casi. Se i sacramenti della Confessione e Comunione si danno in quarta, la quinta sarebbe il tempo della mistagogia strettamente legata ai primi due. Potrebbe essere per gruppi omogenei ma non necessariamente. Un gruppo di genitori potrebbero decidere di rimanere nel pre-catecumenato anche se i loro figli fanno la terza elementare per le ragioni più diverse ( a prescindere dal fatto che diversi battezzati nei primi due anni non si vedono) per cui avremo nel percorso successivo ragazzi di terza, quarta e quinta assieme. I percorsi iniziano normalmente ogni anno ma non necessariamente. Nel percorso annuale si possono prevedere percorsi differenziati in base al diverso coinvolgimento della famiglia che si stabilisce fin dall’inizio.</li>
</ol>
<p>b.    arrivare  a donare assieme i sacramenti della iniziazione cristiana in sintonia con i veri catecumeni cioè i ragazzi che non hanno  ricevuto il battesimo e che saranno sempre più frequenti anche tra noi. Ma fin d’ora dobbiamo preparare  percorsi coinvolgenti di mistagogia che non portino ad anticipoare l’abbandono dei percorsi di fede valorizzando  anche esperienze come ACR e SCOUT.</p>
<p> </p>
<ol>
<li><strong><em>2.       </em></strong><strong><em>Il tempo della ‘mistagogia’ </em></strong></li>
</ol>
<p> </p>
<p>Suggeriamo di proseguire ancora per alcuni anni a mantenere la cresima nell’età solita considerando come anni della mistagogia ( educazione alla vita liturgica, alla vita affettiva e morale e al coraggio di manifestarsi cristiani) quelli che seguono i sacramenti della iniziazione cristiana anche se carenti della Grazia della Confermazione e che potrebbe in un futuro prossimo essere conferita in date diverse a seconda dei percorsi educativi intrapresi ma per il momento, per rendere graduale il cambiamento, potrebbe in linea di massima restare all’inizio della scuola superiore . Anni della Mistagogia e della testimonianza ma anche dell’inserimento nella pastorale giovanile della Chiesa locale e della parrocchia . Inserimento che ora avviene in modo improvviso dopo la Cresima ed è una delle cause dell’abbandono.</p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Il primo tempo della iniziazione cristiana : il &lt;&lt; Precatecumenato&gt;&gt;</strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="center"><strong><em>Gli aspetti  fondamentali del&lt;&lt; precatecumenato&gt;&gt; sono:</em></strong></p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Accoglienza : vicinanza alle persone e alla loro vita </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Evangelizzazione: primo annuncio di Gesù Risorto</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Scelta e richiesta di fare il passaggio al &lt;&lt;catecumenato&gt;&gt;</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p align="center"><strong>1. Accoglienza:vicinanza alle persone e alla loro vita</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Accoglienza come stile di amare</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>1. L’accoglienza delle giovani famiglie che potano i loro bimbi al &lt;&lt;pre catecumenato&gt;&gt; deve essere sincera e fraterna ,fatta di calore umano ,di attenzione alla vita e alla storia personale delle giovani famiglie, di ascolto e rispetto degli interrogativi di ogni coppia cui si vuole donare il primo annuncio della fede.</p>
<p> </p>
<p>2.Il gesto dell’accoglienza nella comunità è particolarmente importante e da preparare con cura  nel quale  si presentano ai genitori  i catechisti e colui colei che all’interno della equipe cura il primo annuncio ai genitori</p>
<p>Siamo chiamati ad essere una chiesa vicina alle famiglie, che sa camminare “con” e “accanto” ad esse sulle strade dell’oggi offrendo il vangelo di un Dio che si china sugli uomini, che ascolta le difficoltà, si inserisce nei loro cammini di ricerca, li anima con il suo Spirito, li chiama all’alleanza e a dire, in modo peculiare, alla relazione uomo-donna nella famiglia, i tratti del suo amore fedele e fecondo.</p>
<p> </p>
<p>3.In una società come la nostra in cui sono accelerate tutte le azioni quotidiane, dove la frenesia frantuma le relazioni e genera anonimato e solitudine, diventa provocatoria e profetica la scelta di vivere “con” e “accanto” a chi vive prossimo a noi.</p>
<p>Vivere la “vicinanza” significa stare accanto alle persone, rispettare i loro ritmi e assecondarne i percorsi; ma significa anche abitare nello stesso luogo, borgo, quartiere, condominio e perciò conoscere i volti, le storie, le sofferenze, i bisogni di chi vi abita.</p>
<p> </p>
<p>4.Vicinanza vuol dire allora uscire da se stessi, superare, o almeno, non lasciarsi troppo condizionare dai pregiudizi, incontrando le persone per condividere insieme le strade della vita. Vicinanza vuole infine indicare conoscenza e, ogni vera conoscenza, come dicono i francesi, è una con-naissance, la con-naissance di Paul Claudel, un “nascere insieme”, un mettere in gioco la propria esistenza con lo spirito del servire e del donarsi.</p>
<p> </p>
<p>5.Complesse e diverse tra loro sono oggi le situazioni di coppia e familiari che tessono le trame della vita dei nostri quartieri, paesi e città. E’ necessario incontrarle, accoglierle ed ascoltarle.</p>
<p>Ma perché ciò accada è necessario che operiamo anzitutto in ognuno di noi e nelle istituzioni ecclesiali, quella che Husserl chiamava la sospensione del giudizio, ovvero esercitare la capacità di fare spazio dentro di noi, di superare i nostri preconcetti affinché il vissuto concreto di chi incontriamo possa trovare accoglienza.</p>
<p>In questa prospettiva è già inscritto un progetto insieme formativo e pastorale per intere comunità cristiane: educarci all’accoglienza e alla fraternità.</p>
<p> </p>
<p><strong>Accoglienza come accompagnamento</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>1.la scelta di accogliere genera un accompagnamento spirituale delle giovani famiglie che accompagnano il loro bambini per una prima esperienza di iniziazione alla fede. Un catechista del precatecumenato dovrebbe seguire più da vicino le famiglie, accoglierle quando accompagnano i bambini, far sentire loro amicizia e rispetto e chiedere a quelli che lo desiderano, di coinvolgersi per portare il loro contributo nella programmazione dei percorsi del precatecumenato.  Ogni comunità può scegliere i gesti e i segni della accoglienza partendo dai carismi e dalle situazioni vitali di ogni esperienza di chiesa.</p>
<p>Una lettera del sacerdote, una festa d’inizio, un coinvolgimento dei padrini del battesimo, una attenzione ai nonni che spessissimo sono i baby sitter dei bambini in età scolare, la celebrazione comune dei compleanni e soprattutto la festa degli anniversari del battesimo possono esser alcuni segni iniziali.</p>
<p>Tutte le dinamiche relative al gioco educativo possono essere preziose in questo contesto. Ogni iniziativa che permette di conoscersi e stimarsi tra giovani famiglie è sicuramente opportuna.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Evangelizzazione: primo annuncio di Gesù Risorto</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong>Cos’è il &lt;&lt;primo annuncio&gt;&gt;?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tutti noi battezzati siamo chiamati a trasmettere la nostra fede a chi incontriamo</span>:</p>
<p> dovrebbe essere una cosa spontanea! Quando facciamo esperienza di qualcosa di bello è normalissimo raccontarlo agli altri ed invitarli a condividerla con noi. Se si tratta di una esperienza di fede allora facciamo primo annuncio!!!</p>
<p>Il primo annuncio, come dicono le parole, è la prima volta che si parla di Gesù a qualcuno. Il primo annuncio è un percorso di avvicinamento alla fede: fa nascere domande e propone la persona di Gesù come risposta. È una proposta che mette in condizione di decidersi e di accogliere il dono della fede. Fa nascere una fiducia radicale in Gesù morto e risorto. Spesso ci si chiede a chi rivolgere il primo annuncio e soprattutto quando è il momento migliore per annunciare!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Non bisogna andare lontano, ma ci si rivolge ai vicini. Non bisogna aspettare, ma si va incontro agli altri visitandoli nei loro luoghi di ritrovo. Non si inizia con gli sconosciuti, ma si annuncia prima a quelli che ti conoscono</span>: ci si rivolge “alle pecore perdute”, a chi è più difficile da convertire, a chi conosce la religione ma ha già deciso di non praticarla. L’annuncio non sempre è gratificante, non sempre è facile.</p>
<p>Quante volte anche noi siamo derisi e messi da parte quando testimoniamo la nostra fede!!! Allora, come riuscire a superare i momenti di difficoltà?</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La comunità svolge un ruolo fondamentale nel primo annuncio: sostiene, consiglia e aiuta.</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Fondamentale nel primo annuncio, insieme al sostegno della comunità, è la presenza dello Spirito Santo</span>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il modo più semplice ed efficace per diffondere la fede è, per i cristiani, la testimonianza della propria vita vissuta conformemente al vangelo</span>.</p>
<p>E’ importante annunciare attraverso l’esempio della propria vita; chi annuncia, quindi, deve avere un certo stile. Quale, dunque, lo stile dell’annuncio? Lo stile è quello dell’amore, l’amore nei confronti di colui a cui si annuncia, l’amore che aiuta superare le difficoltà. <span style="text-decoration: underline;">Solo l’atteggiamento di amore disinteressato sostiene chi annuncia a non vantarsi delle proprie opere, ma spinge a farsi piccoli lasciando spazio alla potenza di Dio di operare</span>.  <span style="text-decoration: underline;">La più grande tentazione di chi annuncia è quella di far prevalere i propri interessi e la propria volontà sull’opera di Dio. Solo l’amore disinteressato permette di porre Dio al primo posto consentendogli di operare la conversione dei cuori</span>. <span style="text-decoration: underline;">Due sono, dunque, le parole chiave dell’annuncio: AMORE e UMILTA’</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>In estrema sintesi</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>cos’è il primo annuncio per i bambini e le famiglie del precatecumenato?</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Il primo annuncio è quello su Gesù e la centralità della sua persona nella fede cristiana. Senza girarci attorno. Si articola in questi punti:</p>
<p>-Gesù morto per amore e ora vivo, risorto</p>
<p>- Gesù compimento delle promesse di Dio</p>
<p>- Gesù risposta ai bisogni di salvezza della persona umana</p>
<p>La chiesa, la comunità cristiana non è il tema del primo annuncio ma il contesto vitale in cui il primo annuncio può accadere. Ti racconto perché ho incontrato e vivo in una famiglia dove  se volete potete fare la stessa esperienza.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Cosa si richiede ai &lt;&lt;catechisti&gt;&gt; del precatecumenato per il primo annuncio?</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dai catechisti del precatecumenato si esige  la capacità narrativa di parlare di Gesù e di invitare  a convertirsi a Lui e di rendersi capaci insieme di condivisione con le persone e di giudizio sulla realtà della vita per far emergere nelle persone il bisogno di salvezza.</p>
<p>Occorre chiedere ai catechisti anche alcune attenzioni nel linguaggio religioso che usano con genitori e bambini</p>
<p>-usare sempre un linguaggio che metta al centro Gesù risorto.  Es: non dire preghiamo ma pensiamo con amore a Gesù e così via…</p>
<p>-mettere sempre Gesù vivo, risorto, davanti agli occhi e al cuore dei fanciulli e delle loro famiglie. Ogni volta che si accenna a Gesù sottolineare che lui è in mezzo a noi</p>
<p>-E’ ovvio che questo impegna tutta la comunità e quanti in essa hanno doni e carismi per questo  invitandoli a collaborare con i catechisti dei ragazzi dei quali uno della èquipe potrebbe curare in modo speciale le relazioni con le famiglie.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Nel precatecumenato chi sono i destinatari del primo annuncio?</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nel precatecumenato della iniziazione cristiana dei ragazzi, i bambini e le famiglie che  incontrano per la prima volta la parrocchia dopo il battesimo, sono i destinatari naturali del primo annuncio per il quale è impegnata tutta la fraternità parrocchiale. Accanto a loro coinvolgere i nonni in alcune occasioni, i padrini del battesimo specie in alcune celebrazioni, famiglie di amici  specie nei momenti di festa assieme.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Come  portare avanti il primo annuncio ai fanciulli nell’arco di due o tre anni del pre catecumenato?</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>a. Serve una équipe di catechisti che si ‘specializzano’ per questo servizio di accogliere i ragazzi 6-9 dopo il battesimo. Sarebbe bene che alcuni catechisti rimanessero per diversi anni in questo ministero rinunciando alla continuità didattica che sa molto di scuola. Soprattutto perché l’arrivo sempre di nuovi catechisti in prima elementare impedirebbe una continuità del progetto educativo. Serve l’aiuto di tutta la fraternità missionaria parrocchiale per incoraggiare quelli che ci sono e per sostenerli specie nei primi anni del percorso educativo.</p>
<p> </p>
<p>b. Uno dei catechisti o qualcuno che a loro si affianca collaborando strettamente con loro, dovrebbe avere un rapporto prevalentemente con i genitori dei ragazzi dal momento che alcune famiglie si avvicinano alla comunità cristiana dopo il battesimo che in molti casi è stato donato in modo impreciso e superficiale da parte della comunità. Si tratta di creare legami semplici e diretti che consentiranno in due o tre anni alle famiglie dei ragazzi di capire cosa significhi iniziazione cristiana e pensare delle scelte più motivate per il triennio di vera e propria preparazione ai sacramenti.</p>
<p> </p>
<p>c. In concreto occorre un cambio di mentalità dei catechisti del biennio che si liberano dalla ‘mentalità scolastica ‘e decidono di lavorare insieme per un primo annuncio della fede ai ragazzi e alle famiglie ed un primo inserimento nella comunità parrocchiale. Certo servirà un appuntamento costante in parrocchia (settimanale o quindicinale) ma che è solo un momento del cammino formativo dove si ritrovano ragazzi di prima elementare, ragazzi di seconda ed eventualmente di terza che non hanno partecipato negli anni precedenti o desiderano prolungare il ‘precatecumenato’.</p>
<p> </p>
<p>d.Il numero dei ragazzi di questo primo percorso può essere grande ma poi occasionalmente per scopi didattici potranno lavorare in piccoli gruppi ma senza far prevalere l’idea di classe. L’itinerario educativo sarà semplice ed essenziale ma vivo partecipato e coinvolgente e dipenderà dalle capacità , interessi e carismi dei catechisti . Quel che è essenziale è che non si tratta di una piccola scuola settimanale ma di una esperienza di vita accanto ai ragazzi e alle famiglie che, assieme a momenti di un vero insegnamento, vede momenti di preghiera, di amicizia, di sostegno specie ai bimbi malati e in difficoltà e di accoglienza.</p>
<p> </p>
<p>e. Gli obbiettivi pastorali</p>
<p> </p>
<p>-fare sentire accolti e amati tutti i bambini nella parrocchia con una attenzione delicata alla loro vita familiare. Non possiamo educare alla fede un bimbo di 6-7 anni senza neppure conoscere il suo contesto familiare. Il catechista responsabile delle famiglie potrebbe prima, assieme ai ministri ordinati, scrivere a tutte le famiglie, parlarne in Chiesa e poi nella sala di fraternità a quelli che vengono a Messa, organizzare un momento fisso durante il quale avere la possibilità di parlare personalmente con alcuni, una festa d’inizio percorso genitori, potrebbe recarsi a casa di alcuni di loro se c’è qualche legame di vita ed approfittare ogni volta per salutare le mamme quando accompagnano i piccoli all’incontro . Potrebbe dare un appuntamento in parrocchia in un pomeriggio per un caffè insieme.</p>
<p> </p>
<p>-I momenti con le famiglie e i bambini vanno pensati già nella bozza di programma iniziale per dare un senso unitario alle varie proposte : un incontro assieme ai bambini all’inizio del percorso per presentare tutto il cammino, una domenica mattina insieme per la presentazione alla comunità e la ri-consegna del nome e del ..”segno della croce” , una domenica pomeriggio di gioco e festa con l’oratorio dei piccoli, momenti di preghiera assieme ai bambini e la comunità in occasione soprattutto del tempo di Natale e dell’Epifania, momenti di festa vissuti con i genitori ad esempio una o due piccole gite che rimangano nella memoria dei ragazzi..</p>
<p> </p>
<p>-specie nel primo anno del biennio portare ragazzi e genitori a ripensare, con linguaggio appropriato, il mistero del battesimo che li ha generati come cristiani, valorizzando i simboli e i ricordi , riprendendo quello che doveva essere la prima meta educativa degli anni 0-6: il senso religioso della vita . (Dio c’è, mi vede, mi vuol bene, quando muoio sarò con lui)</p>
<p>L’educazione al senso religioso non può essere presupposta ma va verificata e sarà un elemento decisivo per scegliere il catecumenato.</p>
<p>-come educazione spirituale il grande obbiettivo è far fare ai bambini le prime esperienze di preghiera in modo semplicissimo e profondo ad un tempo, imparando anche a memoria parole e segni della preghiera sui quali poi imperniare piccoli insegnamenti dottrinali.</p>
<p> </p>
<p>f. Puntare sulla qualità della proposta: ogni volta i bambini e le famiglie vengono personalmente contattati  per partecipare ai momenti esperienziali dove si alternano il racconto della scrittura , il gioco educativo, l’esperienza della preghiera, i gesti della carità e della festa assieme alle famiglie.</p>
<p>Non è dificile con i ragazzi di questa età creare  un bel momento in parrocchia, una volta più didattico ed un’altra volta più celebrativo e gioioso , con il corollario dei momenti comuni già fissati con le famiglie , preparando in modo più adeguato i luoghi dell’incontro, facendogli sentire l’affetto della comunità cristiana, facendoli incontrare con altre realtà come ad esempio il diacono che incontreranno la domenica, i ministranti, il coro, bambini di altre parrocchie , compagni di scuola per fare oratorio assieme la domenica pomeriggio..</p>
<p> </p>
<p>g. La domenica resta certo il punto focale di tutto il cammino ma non puntare alla messa domenicale come dovere primario dei bambini del biennio ed aiutarli piano piano ad una iniziazione alla Eucaristia. Quello che più conta è che i catechisti siano presenti la domenica un po’ prima dell’orario  per accogliere le famiglie che vengono a Messa, accompagnare i bimbi alla liturgia separata preparandoli e spiegando loro la cosa , invitandoli poi a mettersi vicino ai genitori e non il gruppetto di prima e seconda che schiamazza davanti all’altare perché non sa ancora nuotare in quella piscina, fermandosi dopo la messa alcune volte in sala di fraternità per scambiare una parola con l’uno o l’altro dei genitori e ricordare le prossime tappe del percorso educativo. ( confronta diocesi di Torino)</p>
<p> </p>
<p>h. Ma la messa della domenica potrebbe diventare in alcune occasioni il grande appuntamento catechistico valorizzando i doni dei bambini, seguendo il tempo liturgico( specie avvento natale Epifania) e il vangelo della domenica (quando ad esempio parla dei bambini), le circostanze della vita della parrocchia: un canto ed una danza fatta da loro, un segno della pace preparato con sapienza liturgica che li vede protagonisti, una preghiera dei fedeli fatta da uno di loro, un mettersi attorno all’altare quando tornano dalla liturgia della Parola con il Diacono dopo aver accuratamente preparato il segno, ecc ecc.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Come portare il primo annuncio alle famiglie che portano i figli in chiesa dopo il battesimo</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Premesse</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>1. Abbiamo a che fare con adulti e non bambini!</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Solo una sufficiente chiarezza del modo di essere degli adulti permette una scelta corretta della pedagogia da utilizzare, evitando di stabilire con gli adulti una relazione pedagogica più adatta ai fanciulli e ai ragazzi.</p>
<p>                    <strong>L’adulto ha l’esigenza di percepire l’utilità di quello che fa</strong></p>
<p>L’adulto non ama perdere il suo tempo. Credere che l’adulto accetti di venire agli incontri solo per dovere o senso di responsabilità, è perdere il proprio tempo, se contemporaneamente non gli si propone un cammino che “gli serva” a qualcosa. Non c’è catechista che non annoveri, tra le proprie esperienze “poco gratificanti” questo dato di fatto: persone che hanno aderito con entusiasmo a una proposta fatta dalla parrocchia, dopo alcuni incontri mostrare minore interesse; così il gruppo si assottiglia e si trascina stancamente fino alla fine, per puro sforzo di volontà e senso del dovere.</p>
<p> L’utilità che l’adulto ricerca può essere di tipo immediato, come risposta ad un problema che sta vivendo, oppure di tipo generale. L’adulto non si sbaglia: “sente” se ciò che si sta facendo ha a che fare con il suo bisogno di vita, cioè gli è utile.</p>
<p> </p>
<p><strong>L’adulto apprende a partire dalla sua esperienza</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando un adulto aderisce ad una qualsiasi proposta, tanto più se fatta dalla parrocchia, non vi arriva mai come “tabula rasa”.</p>
<p>Quando un adulto apprende, fa sempre riferimento alla propria esperienza. Ogni nuova conoscenza, ogni nuovo modo di essere e di fare che gli viene proposto, è necessariamente confrontato con l’esperienza che ha già. L’educazione e le esperienze positive o negative che ha avuto sul piano religioso si sono radicate in lui e costituiscono la base delle sue convinzioni, come pure di quel tessuto di simpatie, sensibilità, allergie e reticenze che lo caratterizzano.</p>
<p>Questa esperienza non è il semplice accumularsi delle diverse esperienze della vita. Essa crea e costituisce la visione che ciascuno ha della realtà. Costituisce il proprio universo mentale, la griglia di lettura per la realtà, le cose, le persone, Dio.</p>
<p><strong><em>Per aiutare quindi un adulto a fare un progresso significativo bisogna far riferimento alla sua esperienza, riconoscerla e valorizzarla.</em></strong></p>
<p><strong>L’adulto è in grado di dirigersi da solo</strong><strong><em></em></strong></p>
<p>L’adulto si distingue dall’adolescente proprio per la sua capacità di prendersi carico e di assumere le sue responsabilità e le sue scelte con consapevolezza. Per far questo deve poter dire la sua parola, in un continuo e sereno confronto, dove non c’è chi insegna e chi impara ma tutti sono compagni di viaggio o accompagnatori gli uni degli altri.</p>
<p> </p>
<p><strong> L’adulto deve sentirsi accolto e rispettato</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Chiedete alla gente la prima idea che viene loro in mente quando pensano ad un incontro di adulti in parrocchia. Potete scommettere che immaginano una stanza, con delle sedie messe una dietro l’altra, con delle persone sedute e silenziose che aspettano che uno parli e spieghi.</p>
<p>La comunicazione è un atto complesso che si gioca certamente sul piano verbale, ma anche e soprattutto su un piano non verbale, che occupa lo spazio più consistente nel rapporto tra le persone.</p>
<p>Bisogna saper creare accoglienza e comunicazione con tutto ciò che è nella stanza: con le sedie, i tavoli, l’ordine, la pulizia, l’illuminazione ecc. e con l’atteggiamento e il comportamento delle persone che ospitano. Bisogna far in modo che tutti si sentano a loro agio fin dal primo momento, sentano di essere ascoltati, sentano di essere liberi di esprimere il loro pensiero, le loro esigenze, le loro preoccupazioni senza essere giudicati.</p>
<p>L’ascolto e la vera accoglienza significano anche un profondo rispetto per ogni opinione o scelta di vita. Ciò deve essere tenuto presente anche nelle richieste che possono essere fatte ai genitori, con superficialità o leggerezza. Esempio tipico può essere la preghiera all’inizio o alla fine dell’incontro, fatta talvolta per abitudine, ma che può essere di imbarazzo per alcuni genitori non abituati o non motivati a farla. Sarà necessario quindi rendersi sempre conto dell’opportunità delle proposte che si fanno, del momento giusto per farle e dello stile con il quale si fanno.</p>
<p>Naturalmente ciò implica una discreta conoscenza dei genitori che partecipano agli incontri. Certamente nei piccoli paesi  questa conoscenza c’è e ciò facilita anche la comunicazione tra le persone. Nei paesi più grossi o in città, in cui le persone non si conoscono o si conoscono troppo poco, si dovrà prevedere un tempo più lungo  e qualche occasione speciale perchè si crei un clima favorevole al dialogo e alla comunicazione.</p>
<p> </p>
<p><strong>IN SINTESI</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>ü  Accogliere sempre e comunque (ascoltare, dare spazio a tutti, valorizzare gli interventi o i punti di vista di ognuno, senza giudicare e senza pretendere di avere “la verità” da sciorinare, ma favorire, senza timore, il confronto);</p>
<p>ü  stimolare alla ricerca personale e rispettare i tempi di “maturazione” di ognuno;</p>
<p>ü  aiutare a vedere il filo che srotoliamo insieme per formare un legame fra di noi e dare un senso a ciò che stiamo facendo (per esempio ricordando all’inizio di ogni incontro il punto al quale eravamo arrivati);</p>
<p>ü  coinvolgere le persone che possono collaborare con le loro competenze o attitudini.</p>
<p>ü   </p>
<p> </p>
<p><strong><em>2. È indispensabile imboccare la strada di una conversione “missionaria” delle nostre parrocchie:</em></strong><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>non </em>basta più limitarsi alla conservazione ed alla cura ordinaria delle comunità cristiane, “limitarsi a custodire il fuoco già acceso, ma accenderlo”.</p>
<p>Perché anche oggi, come duemila anni fa e come sempre, gli uomini e le donne si chiedono e cercano confusamente su chi e su che cosa sia possibile porre le proprie speranze. Tanti attenti osservatori parlano di un “riaffiorare della domanda del sacro” e di una ricerca del senso della vita.</p>
<p>La fede cristiana vuole rispondere con l’apostolo Paolo: chi si affida a Gesù Cristo non resta deluso.</p>
<ol>
<li><strong>a chi tocca fare questo?</strong></li>
<li><strong>come poterlo e saperlo fare?</strong></li>
</ol>
<p>È ovvio, alla prima domanda, rispondere che tocca alla Chiesa tutta e di conseguenza ad ogni cristiano</p>
<p>Ma questo comporta il passaggio da una comunità parrocchiale che “incarica” di questo compito alcuni volontari-catechisti insieme al parroco, ad una comunità in cui tutti, ad ogni età, sono consapevoli di essere in attesa di venire “ancora” evangelizzati e pronti a rendere conto della speranza che è in loro (cfr 1 Pt 3,15). L’annuncio deve necessariamente appoggiarsi sulla testimonianza della comunità ecclesiale: essa infatti parla con più efficacia per quello che esiste ed è vissuto più che con le parole.</p>
<p>Tutto questo comporta per le comunità parrocchiali un cammino permanente nella scoperta della Bibbia, della preghiera, della fraternità e dell’agire solidale, come attestano gli Atti degli Apostoli delle prime comunità cristiane (At 2,42 ss).</p>
<p>C’è una seconda domanda cui è meno facile rispondere: “come, annunciare Gesù?” Come suscitare l’interesse e l’attenzione, la curiosità, la meraviglia, il coinvolgimento delle persone che ascoltano?</p>
<p>Se guardiamo al modo usato da Gesù quando ha iniziato la sua predicazione, come anche dagli Apostoli dopo la sua ascensione al cielo, troviamo che il loro era <strong>un “lieto annuncio”, una “buona notizia”,</strong> una parola che faceva intravedere una risposta alla ricerca del cuore, che destava una speranza per la vita.</p>
<p>Occorre ritrovare questa strada ed alla gente di oggi che è quella che è, ognuno coi suoi problemi, inquietudini, domande, incertezze, ferite interiori e solitudini, far giungere la voce che c’è Qualcuno che ha una speranza per la vita, una risposta per il cuore, una uscita di sicurezza dalle situazioni in cui ci si dibatte.</p>
<p><strong>Perché il vangelo è questo: una notizia che sorprende.</strong></p>
<p>Dal catechismo dei fanciulli e dei ragazzi alle omelie domenicali, dal colloquio con i giovani agli incontri con le persone nei momenti importanti della vita accendere la scintilla dell’interesse e suscitare la domanda, far scattare il contatto.</p>
<p>Per rispondere alla domanda “come fare?” occorre innanzitutto riferirci sempre allo “stile” del primo evangelizzatore, il Signore Gesù e non anteporre nulla all’annuncio di Gesù Cristo, raccogliendo ogni occasione, situazione, interesse o problema per poter dire: “questa è la nostra fede”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Come scandire nell’anno liturgico il primo annuncio ai ragazzi e genitori?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Le celebrazioni liturgiche nella iniziazione cristiana</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La celebrazione liturgica non è il cerimoniale della Chiesa, ma il luogo dove lo Spirito di Dio plasma il cristiano, lo nutre, lo istruisce attraverso il linguaggio dei segni. Per questa ragione l&#8217;applicazione corretta del rito diventa importante. Non solo, ma nel caso specifico, e nell&#8217;attuale frangente storico costituisce un gesto dirompente che scuote dall&#8217;ordinaria amministrazione e che costringe tutta la comunità a porsi finalmente degli interrogativi di fronte ad una prassi che contrasta con le abitudini e che si dà per scontata. In primo luogo l&#8217;iniziazione cristiana dei fanciulli in età scolare, non solo dal punto di vista metodologico (come molti già fanno), ma anche dal punto di vista rituale esige il pieno coinvolgimento dei genitori (cf RICA 308, 314, 320). Occorre però che le consegne siano vere, frutto di una comunicazione  efficace che permette di comprendere il simbolo e che dalla consegna scaturisca anche nel piccolo uno stile di vita che renda quel segno vero ed attuale evitando in ogni modo che si traduca in una fiction celebrativa e senza  vita.</p>
<p> </p>
<p><strong>Testo di riferimento CEI &lt;&lt; Io sono con voi</strong>.&gt;&gt;  con uno sguardo al primo volume per i bambini 0-6 &lt;&lt;Lasciate che i bambini vengano a me&gt;&gt; specie per quanto riguarda il senso religioso della vita.</p>
<p> </p>
<p><strong>Meta di fondo delle celebrazioni e consegne nel precatecumenato</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> Riscoprirsi figli di Dio nel Battesimo visto come dono del Padre e che chiede una scelta personale attraverso una riscoperta e riappropriazione di ciò che da bambini si è ricevuto.</p>
<p>Arrivare a celebrare in famiglia e in comunità  l’anniversario del battesimo: una festa più bella e diversa da quella del compleanno da pensare con leggerezza. Nel precatecumenato  può essere educativo fare una celebrazione comunitaria dell’anniversario<strong> del battesimo da preparare  e da vivere in modo esemplare .</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Primo anno</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong>1.       </strong><strong>festa dell’accoglienza dei bambini ( sett nov)</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>2    riconsegna del segno della croce (Natale -Battesimo di Gesù)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>3.  celebrazione battesimale con la nuova acqua (tempo pasquale)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>secondo anno</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1.prima consegna del Padre nostro  (gennaio febbraio)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>2.  celebrazioni delle Promesse battesimali  (pasqua)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> Queste la traditio ma come vare la redditio, la verifica che qualcosa sta cambiando nella vita del ragazzo?</strong></p>
<p align="center"><strong><em>Scelta e richiesta di passare al catecumenato</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come articolare questo passaggio?</strong></p>
<p><strong>Come fare a non ammettere tutti i ragazzi automaticamente ai passaggi successivi?</strong></p>
<p><strong>Come fare delle verifiche su criteri che non  si basino solo sulla frequenza agli incontri catechistici?</strong></p>
<p><strong>Come la famiglia può essere sollecitata a questo discernimento così da essere lei stessa a chiedere  una ulteriore permanenza nel precatecumenato?</strong></p>
<p><strong>Come fare discernimento con le famiglie non praticanti ma che desiderano i sacramenti dei figli? </strong></p>
<p><strong>Quale può essere la presenza dei padrini del battesimo e di garanti scelti dalla famiglia  stessa?</strong></p>
<p><strong>Come distinguere  nella formazione dei bambini lungo il biennio o il triennio quelli che sono all’inizio del percorso e quelli che  sono cresciuti lungo il cammino?</strong></p>
<p><strong>Quale il minimo indispensabile a livello di vita cristiana per i ragazzi che si iscrivono al catecumenato?</strong></p>
<p><strong>Quale il minimo da chiedere alle famiglie?</strong></p>
<p><strong>Come &lt;&lt;verificare&gt;&gt;  se il senso religioso e il primo annuncio di Gesù è passato nel cuore dei bambini e famiglie?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ravviviamo il gemellaggio con Bishop&#8217;s Stortford</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2006/11/ravviviamo-il-gemellaggio-con-bishops-stortford/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Nov 2006 10:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune idee per ravvivare il gemellaggio ecumenico tra le parrocchie di Bishop’s Stortford e la nostra parrocchia a partire da una rapida lettura della Charta Oecumenica. In questa settimana sul blog chiediamo a tutti di intervenire e soprattutto a quelli che in questi anni si sono coinvolti con le comunità anglicane. Nella città di Bishop’s [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alcune idee per ravvivare il gemellaggio ecumenico tra le parrocchie di Bishop’s Stortford e la nostra parrocchia a partire da una rapida lettura della Charta Oecumenica.<br />
In questa settimana sul blog chiediamo a tutti di intervenire e soprattutto a quelli che in questi anni si sono coinvolti con le comunità anglicane.</strong></p>
<p>Nella città di Bishop’s Stortford sono presenti undici chiese cristiane  che hanno da tempo percorsi ecumenici al loro interno. Una idea potrebbe essere quella di chiedere come delegazione della Santa Famiglia di  partecipare in qualche occasione ai loro momenti ecumenici per respirare il clima di unità che li pervade.</p>
<p>1. Pensavamo di valorizzare il nostro studio della Bibbia del venerdì. Chiedere a Nino se ritiene utile invitare alcuni fratelli anglicani per una lectio sugli Atti o un piccolo gruppo di laici che guidano l’incontro del nostro venerdì su un testo bilingue.</p>
<p>2. Scambio dei testi di riflessione biblica nella propria lingua a livello di sito web. Noi mandiamo i nostri e loro possono inviarci alcuni loro contributi. Poi ognuno provvederà alla traduzione se lo ritiene interessante.</p>
<p>3. Una collaborazione a livello di dialogo interreligioso. La nostra parrocchia da anni ha un centro culturale islamico vicinissimo a noi e in continua crescita. Chiedere se a Bishop’s c’è un presenza islamica e come affrontano il dialogo interreligioso per scambiarci notizie e idee su questo in modo da avere in Europa un atteggiamento condiviso .</p>
<p>4. Potremmo suggerire nella preghiera universale un ricordo reciproco costante nelle nostre liturgie domenicali ricordando in modo esplicito il nostro legame reciproco.</p>
<p>5. A livello sociale e caritativo, oltre allo scambio che stiamo già facendo delle iniziative reciproche , potremmo individuare piccoli progetti comuni, ad esempio verso l’Africa o altre realtà drammatiche, per mandare insieme un piccolo segno di carità come espressione delle nostre chiese unite..</p>
<p>6. Chiedere a Luciano Benini se possiamo aprire un dialogo tra parrocchie cristiane sulla salvaguardia della creazione e pensare per il prossimo anno di preparare con iniziative simili la giornata per la salvaguardia del creato.</p>
<p>7. Portare avanti il discorso di Sibiu 2007 che l’ultima nostra delegazione ha proposto ed un possibile pellegrinaggio ecumenico in un luogo significativo della Chiesa Anglicana.</p>
<p>8.</p>
<p>9.</p>
<p>10.</p>
<p>11.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La famiglia e la Chiesa</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2006/11/la-famiglia-e-la-chiesa-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Nov 2006 08:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune linee pastorali 2006-2007 Ha detto il Papa Benedetto XVI : Nessun uomo e nessuna donna da soli e unicamente con le proprie forze, possono dare ai figli in maniera adeguata l’amore e il senso della vita. Per poter infatti dire a qualcuno &#8220;la tua vita è buona, per quanto io non conosca il tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune linee  pastorali 2006-2007</p>
<p><em>Ha detto il Papa Benedetto XVI : Nessun uomo e nessuna donna da soli e unicamente con le proprie forze, possono dare ai figli in maniera adeguata   l’amore e il senso della vita. Per poter infatti dire a qualcuno &#8220;la tua vita è buona, per quanto io non conosca il tuo futuro&#8221;, occorrono un’autorità e una credibilità superiori a quello che l’individuo può darsi da solo. Il cristiano sa che questa autorità è conferita a quella famiglia più vasta che Dio, attraverso il Figlio suo Gesù Cristo e il dono dello Spirito Santo, ha creato nella storia degli uomini, cioè alla Chiesa. Egli riconosce qui all’opera quell’amore eterno e indistruttibile che assicura alla vita di ciascuno di noi un senso permanente. Per questo motivo l’edificazione di ogni singola famiglia cristiana si colloca nel contesto della più grande famiglia della Chiesa, che la sostiene e la porta con sé. E reciprocamente la Chiesa viene edificata dalle famiglia, &#8220;piccole Chiese domestiche&#8221;, come le ha chiamate il Concilio Vaticano II riscoprendo un’antica espressione patristica. Da tutto ciò scaturisce una conseguenza evidente: la famiglia e la Chiesa, in concreto le parrocchie e le altre forme di comunità ecclesiale, sono chiamate alla più stretta collaborazione per quel compito fondamentale che è costituito, inseparabilmente, dalla formazione della persona e dalla trasmissione della fede. Sappiamo bene che per un’autentica opera educativa non basta una teoria giusta o una dottrina da comunicare. C’è bisogno di qualcosa di molto più grande e umano, di quella vicinanza, quotidianamente vissuta, che è propria dell’amore e che trova il suo spazio più propizio anzitutto nella comunità familiare, ma poi anche in una parrocchia, o movimento o associazione ecclesiale, in cui si incontrino persone che si prendono cura dei fratelli, in particolare dei bambini e dei giovani, ma anche degli adulti, degli anziani, dei malati, delle stesse famiglie, perché, in Cristo, vogliono loro bene. (Il Papa al Convegno Pastorale della Diocesi di Roma)</em>. Attualizziamo queste parole del Papa nella nostra comunità parrocchiale  per farne una linea portante del piano pastorale 2006-2007.</p>
<p><strong>Ministerialità ecclesiale e vita di una famiglia cristiana.</strong></p>
<p>Le linee pastorali di quest’anno sono incentrate sulla  ripresa di una forte ministerialità  ecclesiale avendo invitato con forza fratelli e sorelle ad accogliere un ministero, dai ministri straordinari della comunione, alla ministerialità femminile, ai lettori , suddiaconi,  diaconi, catechisti e famiglie cristiane con ministeri di evangelizzazione, fratelli e sorelle che studiano teologia e che costituiscono un punto di riferimento  importante  nella  fraternità missionaria parrocchiale . Per quanti accettano, la chiesa diventa di fatto per essi la seconda famiglia .In questo nuovo anno trasformando la catechesi tradizionale in percorsi di iniziazione cristiana, i catechisti chiameranno in modo differenziato a seconda delle rispettive sensibilità tutte le famiglie dei genitori, dei padrini, dei garanti a coinvolgersi nei percorsi educativi dei figli in modo nuovo e speriamo bello dal punto di vista della qualità  delle proposte.Una comunità parrocchiale adulta avverte la complessità del “ministro” o del catechista ed in genere della famiglia cristiana di tenere insieme, nella propria giornata e nella settimana, la dimensione familiare affettiva ed educativa, la dimensione professionale e di impegno nel territorio, la dimensione ecclesiale sia come nutrimento spirituale sia come ministero ecclesiale specifico. E’ facile un conflitto tra famiglia e comunità perché la Comunità cristiana  rischia di assorbire troppe energie e può creare situazioni di disagio e conflittualità in casa nella relazione con il coniuge e con i figli . Anche per questo nella chiesa ci sono uomini e donne che a tempo pieno fanno della comunità cristiana la propria famiglia. La sfida è reale e complessa e non possiamo sacrificare né la famiglia né la comunità. Che la vita in famiglia sia da tutelare in ogni modo è di per sé  evidente in un tempo in cui la vita è complessa e mette continuamente alla prova, in cui la crisi di coppia è dietro l’angolo e le reazioni dei figli sono imprevedibili creando una profonda sofferenza in genitori cristiani che si sentono accusati di non aver amato abbastanza il coniuge e i figli;  d’altra parte  in questo periodo della storia della Chiesa è di altrettanta evidenza , per chi ha a cuore il cristianesimo degli anni avvenire, che i ministri della Chiesa e le famiglie cristiane  dovrebbero mettere in secondo piano l’autosufficienza educativa, le distinzioni politiche, gli hobby e le public relations, le abitudini di vita consolidate, per mettere in primo piano l’appartenenza ecclesiale, per costruire fraternità missionarie , per  offrire così stili di vita cristiana  possibili e belli ai nostri figli .</p>
<p><strong><strong><strong><strong>Come fare? La quadratura del cerchio non è mai facile! </strong></strong></strong></strong></p>
<p>Potremmo riprendere l’intuizione del Consiglio delle Famiglie di cercare di portare <em>tutta la famiglia</em> nel servizio ecclesiale ed essere come famiglia e non come single soggetti pastorali nella comunità. Questo esige una attenzione specialissima al coniuge e ai nostri figli per proporgli, liberamente e con convinzione,  di essere insieme figli di famiglia e di comunità. Questo sarà ancora più urgente in caso di cenobi familiari o di case famiglia come abbiamo sperimentato in dieci anni di casa Nazareth! L’esperienza degli esercizi spirituali di tutta la comunità e della settimana delle famiglie in montagna mostrano che c’è meno disagio quando in comunità si è tutti insieme come famiglia!<br />
Un secondo accorgimento  potrebbe essere quello di aiutarci insieme  ad <em>ottimizzare il tempo e a concentrare i momenti formativi o organizzativi </em>per evitare di uscire troppo frequentemente dalla famiglia nelle ore del dopo lavoro in cui normalmente è riunita! Una uscita di casa per venire in comunità è sempre impegnativa e va lasciata per le cose indispensabili ed utilizzando per il resto tutti i mezzi anche più moderni che non richiedano presenza fisica e consentano dialogo e lavoro insieme! Un aiuto prezioso viene dalla suddivisione del ministero pastorale con un consenso sulle linee di fondo ed una grande fiducia reciproca nella loro esecuzione .Tutto il tempo risparmiato per arrivare ad estenuanti decisioni  è un dono per la famiglia.<br />
<em>Ill dialogo in famiglia  </em>potrebbe eliminare momenti di fatica se il coniuge  e i figli entrano nel senso delle cose che il ministro compie per la comunità ecclesiale a nome della intera famiglia . La preghiera  fatta assieme all’inizio o al termine del giorno per dirsi e portare insieme i servizi e riferire subito  ciò che si è fatto ed il senso con cui l’abbiamo vissuto può ricaricare il resto della famiglia e non  ricordare il sacrificio compiuto per la gioia interiore che vedono nella persona amata come i 72 che inviati a due a due, tornano da Gesù e riferiscono della loro missione.<br />
.D’altra parte <em>una comunità parrocchiale stile famiglia aiuta la famiglia stessa a crescere</em> e permette ai figli di trovare  una esperienza concreta e vivibile di cristianesimo vissuto.  Non solo. La famiglia cristiana non ha futuro se non è avvolta preceduta e seguita da una forte esperienza di famiglia ecclesiale. Ciò che il  cristiano dice della famiglia, lo dice copiando dalla Chiesa. Per questo si dice della casa che è una  piccola domestica , come abbiamo ripetuto troppe volte. Non vive l’una senza l’altra.<br />
Dove i figli e gli amici possono trovare concretamente  il perdono, la misericordia, il riconoscerci fratelli e figli, la condivisione dei beni, la speranza nel dolore e nella morte?<br />
<em>Per questo la comunità ecclesiale non deve aver paura di chiedere alla famiglie cristiane</em> ma deve anche aiutarle  non solo a non impoverire la propria casa ma ad arricchirla sia nell’amore di coppia sia nella passione educativa verso i figli intrisa di una sana laicità che sa passare con disinvoltura dall’abito bianco della chiesa al pallone o alla racchetta da tennis, dal camice del lavoro all’ozio della lettura e alla contemplazione del creato, dal grembiule per costruire la società del gratuito, al sorriso gioviale di chi vive con leggerezza la vita!</p>
<p><em>Questa è  una stagione unica ed irrepetibile della chiesa</em> in cui le famiglie cristiane desiderano vivere gli atti degli apostoli e sentirsi corresponsabili dell’annuncio missionario del vangelo senza rivendicarsi ruoli profetici  contro una Chiesa “istituzionale”, senza rivendicare di sostituirsi ai preti che essi vedono  sempre più come padri nello spirito e pastori dell’intero gregge.<br />
Ecco perché questo è il momento magico per approfondire il legame inscindibile tra ministerialità ecclesiale e vita di una famiglia cristiana. In questo contesto la piccola regola di vita spirituale è di estremo aiuto se accolta nella libertà del cuore e nella passione educativa verso i figli . Se ci fideremo del Signore, egli ci darà il centuplo insieme a persecuzioni e la quadratura del cerchio è fatta!</p>
<p>&#8220;Amen io vi dico non c’è nessuno che ha lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi, a causa di me  e a causa del vangelo, che non riceva il centuplo adesso, in questo tempo  ,in case  e fratelli e sorelle e madri e figli e campi,insieme con persecuzioni, e nel secolo che sta per venire, vita eterna&#8221;</p>
<p>Carissime famiglie queste parole di Gesù  in genere sono sentite rivolte principalmente a chi si consacra alla vita religiosa e sembrano inadatte ad una famiglia cristiana. In realtà Gesù le rivolgeva ai primi discepoli che per lo più avevano famiglia ed erano missionari del Vangelo. In ogni caso, come ripetiamo spesso, ciò che è proprio nella fede non è mai esclusivo ed anche una famiglia cristiana che partecipa alla fraternità missionaria della parrocchia può attingere a queste Parole del Signore e avere il centuplo in questo tempo insieme a persecuzioni, al  prezzo cioè di saper soffrire qualcosa per il Vangelo!</p>
<p>La solennità della formula ‘Amen io vi dico’  è lì quasi a sottolineare l’importanza di ciò che Gesù sta per dirci  e la forza di quel ‘nessuno’ è capace di darci una speranza enorme pur nella fragilità e debolezza della nostra vita  perché nessuno che ha lasciato le cose più care resterà senza il centuplo. Lasciarle nel senso di mettere tutto nelle mani di Gesù e non ritagliarsi niente che resti  fuori del suo sguardo d’amore. Lasciare nel senso di nulla anteporre all’amore di Cristo e mettere tutto quello che abbiamo di ‘personale’ per l’annuncio del Vangelo e la costruzione della Chiesa santa di Dio.</p>
<p><em>Centuplo in case</em></p>
<p>Al plurale.  Una sovrabbondanza. Nel vangelo di Marco La casa è luogo d’incontro, di dialogo spirituale, uno spazio per scendere in profondità nella relazione, per ricuperare il senso profondo della  vita e  delle cose che accadono sotto i nostri occhi, luogo di ospitalità e di apertura di cuore, luogo d’amore.<br />
La casa di una famiglia cristiana. Sobria e bella, semplice e accogliente , pensata per viverci bene da cristiani. Case, perché aperte a tutta la fraternità che userà il dono con delicatezza e nel rispetto della intimità della famiglia che accoglie. Centuplo in case perché oggi la casa è possibile pensarla al plurale: condomini solidali, fraternità familiari, gruppi famiglia , cenobi familiari. Centuplo in case perché si fondono in essa l’esperienza umana con tutte le sue sfumature e l’esperienza cristiana in  tutta la sua ricchezza. La casa cristiana è il primo luogo di apostolato e lì avviene l’ intelaiatura del tessuto comunitario. Pensiamo in questo anno , dopo l’esperienza dello scorso anno, ad un  modo nuovo di vivere la benedizione pasquale e la visita alle famiglie  e sperimenteremo il centuplo in case !</p>
<p><em>Centuplo in fratelli e sorelle</em></p>
<p>Non si escludono gli amici ma in una famiglia cristiana si trasformano anch’essi in fratelli e sorelle della fraternità cristiana. Cerchiamo in questo anno  segni anche piccoli che ci aiutino a riconoscerci come fratelli e sorelle specie di domenica attorno all’eucaristia. Il diavolo farà di tutto per seminare zizzania e creare continuamente divisioni, ma  chi lo fa per Cristo e  per il Vangelo, sperimenterà la gioia di una Chiesa di popolo, di una fraternità allargata, assieme a  tante piccoli inciampi da superare col perdono e la correzione fraterna!</p>
<p><em>Centuplo in madri e figli e campi</em></p>
<p>La Chiesa è anzitutto madre e se non lo è non è la Chiesa di Cristo. Se nella comunità diventi padre e madre spirituale sperimenti il centuplo, una gioia che solo chi sperimenta può raccontare, la gioia di Maria che genera Cristo nel cuore dei fratelli e sorelle. Una gioia che non esige anzitutto tempo, ma cuore! Il questo anno proviamo a vivere una grande maternità nei confronti dei fidanzati e delle tante giovani famiglie che vivono o sono vicine alla nostra comunità ripensando in quest’ottica i Gruppi Nazareth.</p>
<p>Ill centuplo in figli carissime famiglie forse sono io che posso testimoniarlo a voi. E’ davvero così.! Se ami i giovani  e hai una passione educativa nei loro riguardi allora il Signore centuplica la tua paternità e maternità e, nonostante i tuoi limiti, allarga il tuo cuore e la tua capacità di amare. E questo che il prete sperimenta è possibile ad ogni famiglia che ama davvero i ragazzi e i giovani della sua fraternità parrocchiale!</p>
<p>I campi oggi sono i beni materiali  e le ricchezze personali. Se una famiglia mette tutto quello che ha di ‘personale’  a servizio del  Vangelo e lo trasforma in ‘ecclesiale’ sono certo che non perderà nulla di ciò che sono le gioie tipicamente umane proprie di ogni famiglia che è sulla terra  e sperimenterà che Lo Spirito santo prenderà il suo ‘personale’ e lo trasformerà in qualcosa di più grande e prezioso per tutta la Chiesa. Quasi come avviene del pane eucaristico nella messa.</p>
<p>Prova a vivere in totale unità famiglia e chiesa  e avrai il centuplo già ora in questo tempo della chiesa, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna che è molto più del centuplo!</p>
<p>Buon anno pastorale!</p>
<p>Con affetto il Parroco</p>
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		<title>La famiglia e la Chiesa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Oct 2006 20:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune linee pastorali 2006-2007 Ha detto il Papa Benedetto XVI : Nessun uomo e nessuna donna da soli e unicamente con le proprie forze, possono dare ai figli in maniera adeguata   l’amore e il senso della vita. Per poter infatti dire a qualcuno &#8220;la tua vita è buona, per quanto io non conosca il tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune linee  pastorali 2006-2007</p>
<p><em>Ha detto il Papa Benedetto XVI :<br />
Nessun uomo e nessuna donna da soli e unicamente con le proprie forze, possono dare ai figli in maniera adeguata   l’amore e il senso della vita. Per poter infatti dire a qualcuno &#8220;la tua vita è buona, per quanto io non conosca il tuo futuro&#8221;, occorrono un’autorità e una credibilità superiori a quello che l’individuo può darsi da solo. Il cristiano sa che questa autorità è conferita a quella famiglia più vasta che Dio, attraverso il Figlio suo Gesù Cristo e il dono dello Spirito Santo, ha creato nella storia degli uomini, cioè alla Chiesa. Egli riconosce qui all’opera quell’amore eterno e indistruttibile che assicura alla vita di ciascuno di noi un senso permanente. Per questo motivo l’edificazione di ogni singola famiglia cristiana si colloca nel contesto della più grande famiglia della Chiesa, che la sostiene e la porta con sé. E reciprocamente la Chiesa viene edificata dalle famiglia, &#8220;piccole Chiese domestiche&#8221;, come le ha chiamate il Concilio Vaticano II riscoprendo un’antica espressione patristica. Da tutto ciò scaturisce una conseguenza evidente: la famiglia e la Chiesa, in concreto le parrocchie e le altre forme di comunità ecclesiale, sono chiamate alla più stretta collaborazione per quel compito fondamentale che è costituito, inseparabilmente, dalla formazione della persona e dalla trasmissione della fede. Sappiamo bene che per un’autentica opera educativa non basta una teoria giusta o una dottrina da comunicare. C’è bisogno di qualcosa di molto più grande e umano, di quella vicinanza, quotidianamente vissuta, che è propria dell’amore e che trova il suo spazio più propizio anzitutto nella comunità familiare, ma poi anche in una parrocchia, o movimento o associazione ecclesiale, in cui si incontrino persone che si prendono cura dei fratelli, in particolare dei bambini e dei giovani, ma anche degli adulti, degli anziani, dei malati, delle stesse famiglie, perché, in Cristo, vogliono loro bene. (Il Papa al Convegno Pastorale della Diocesi di Roma)<br />
</em><br />
Attualizziamo queste parole del Papa nella nostra comunità parrocchiale  per farne una linea portante del piano pastorale 2006-2007.<br />
Ministerialità ecclesiale e vita di una famiglia cristiana.<br />
Le linee pastorali di quest’anno sono incentrate sulla  ripresa di una forte ministerialità  ecclesiale avendo invitato con forza fratelli e sorelle ad accogliere un ministero, dai ministri straordinari della comunione, alla ministerialità femminile, ai lettori , suddiaconi,  diaconi, catechisti e famiglie cristiane con ministeri di evangelizzazione, fratelli e sorelle che studiano teologia e che costituiscono un punto di riferimento  importante  nella  fraternità missionaria parrocchiale . Per quanti accettano, la chiesa diventa di fatto per essi la seconda famiglia .<br />
In questo nuovo anno trasformando la catechesi tradizionale in percorsi di iniziazione cristiana, i catechisti chiameranno in modo differenziato a seconda delle rispettive sensibilità tutte le famiglie dei genitori, dei padrini, dei garanti a coinvolgersi nei percorsi educativi dei figli in modo nuovo e speriamo bello dal punto di vista della qualità  delle proposte.<br />
Una comunità parrocchiale adulta avverte la complessità del “ministro” o del catechista ed in genere della famiglia cristiana di tenere insieme, nella propria giornata e nella settimana, la dimensione familiare affettiva ed educativa, la dimensione professionale e di impegno nel territorio, la dimensione ecclesiale sia come nutrimento spirituale sia come ministero ecclesiale specifico. E’ facile un conflitto tra famiglia e comunità perché la Comunità cristiana  rischia di assorbire troppe energie e può creare situazioni di disagio e conflittualità in casa nella relazione con il coniuge e con i figli . Anche per questo nella chiesa ci sono uomini e donne che a tempo pieno fanno della comunità cristiana la propria famiglia.</p>
<p>La sfida è reale e complessa e non possiamo sacrificare né la famiglia né la comunità. Che la vita in famiglia sia da tutelare in ogni modo è di per sé  evidente in un tempo in cui la vita è complessa e mette continuamente alla prova, in cui la crisi di coppia è dietro l’angolo e le reazioni dei figli sono imprevedibili creando una profonda sofferenza in genitori cristiani che si sentono accusati di non aver amato abbastanza il coniuge e i figli;  d’altra parte  in questo periodo della storia della Chiesa è di altrettanta evidenza , per chi ha a cuore il cristianesimo degli anni avvenire, che i ministri della Chiesa e le famiglie cristiane  dovrebbero mettere in secondo piano l’autosufficenza educativa, le distinzioni politiche, gli hobby e le public relations, le abitudini di vita consolidate, per mettere in primo piano l’appartenenza ecclesiale, per costruire fraternità missionarie , per  offrire così stili di vita cristiana  possibili e belli ai nostri figli .<br />
Come fare? La quadratura del cerchio non è mai facile!</p>
<p>a. Potremmo riprendere l’intuizione del Consiglio delle Famiglie di cercare di portare tutta la famiglia nel servizio ecclesiale ed essere come famiglia e non come single soggetti pastorali nella comunità. Questo esige una attenzione specialissima al coniuge e ai nostri figli per proporgli, liberamente e con convinzione,  di essere insieme figli di famiglia e di comunità. Questo sarà ancora più urgente in caso di cenobi familiari o di case famiglia come abbiamo sperimentato in dieci anni di casa Nazareth! L’esperienza degli esercizi spirituali di tutta la comunità e della settimana delle famiglie in montagna mostrano che c’è meno disagio quando in comunità si è tutti insieme come famiglia!</p>
<p>b.Un secondo accorgimento  potrebbe essere quello di aiutarci insieme  ad ottimizzare il tempo e a concentrare i momenti formativi o organizzativi per evitare di uscire troppo frequentemente dalla famiglia nelle ore del dopo lavoro in cui normalmente è riunita! Una uscita di casa per venire in comunità è sempre impegnativa e va lasciata per le cose indispensabili ed utilizzando per il resto tutti i mezzi anche più moderni che non richiedano presenza fisica e consentano dialogo e lavoro insieme! Un aiuto prezioso viene dalla suddivisione del ministero pastorale con un consenso sulle linee di fondo ed una grande fiducia reciproca nella loro esecuzione .Tutto il tempo risparmiato per arrivare ad estenuanti decisioni  è un dono per la famiglia.</p>
<p>c. Il dialogo in famiglia potrebbe eliminare momenti di fatica se il coniuge  e i figli entrano nel senso delle cose che il ministro compie per la comunità ecclesiale a nome della intera famiglia . La preghiera  fatta assieme all’inizio o al termine del giorno per dirsi e portare insieme i servizi e riferire subito  ciò che si è fatto ed il senso con cui l’abbiamo vissuto può ricaricare il resto della famiglia e non  ricordare il sacrificio compiuto per la gioia interiore che vedono nella persona amata come i 72 che inviati a due a due, tornano da Gesù e riferiscono della loro missione.</p>
<p>d. D’altra parte una comunità parrocchiale stile famiglia aiuta la famiglia stessa a crescere e permette ai figli di trovare  una esperienza concreta e vivibile di cristianesimo vissuto.  Non solo. La famiglia cristiana non ha futuro se non è avvolta preceduta e seguita da una forte esperienza di famiglia ecclesiale. Ciò che il  cristiano dice della famiglia, lo dice copiando dalla Chiesa. Per questo si dice della casa che è una  piccola domestica ,come abbiamo ripetuto troppe volte. Non vive l’una senza l’altra.<br />
Dove i figli e gli amici possono trovare concretamente  il perdono, la misericordia, il riconoscerci fratelli e figli, la condivisione dei beni, la speranza nel dolore e nella morte?<br />
Per questo la comunità ecclesiale non deve aver paura di chiedere alla famiglie cristiane ma deve anche aiutarle  non solo a non impoverire la propria casa ma ad arricchirla sia nell’amore di coppia sia nella passione educativa verso i figli intrisa di una sana laicità che sa passare con disinvoltura dall’abito bianco della chiesa al pallone o alla racchetta da tennis, dal camice del lavoro all’ozio della lettura e alla contemplazione del creato, dal grembiule per costruire la società del gratuito al sorriso gioviale di chi vive con leggerezza la vita!</p>
<p>e. D’altro canto sperimentiamo che senza una forte condivisa vita di chiesa tra famiglie in cui, concretamente e nel piccolo, possiamo tentare di vivere quel che vorremmo che si vivesse nelle relazioni complesse tra popoli culture nazioni, tutte le affermazioni come pace, solidarietà ,condivisione, giustizia, società del gratuito diventerebbero vuote e spesso predicatorie, alla fine davvero clericali! Come potremmo infatti solo desiderare che si perdonassero  ebrei e palestinesi se  noi con una preghiera di perdono non riuscissimo a ricucire gli strappi quotidiani di una vita di Chiesa dove, quando poco poco decidiamo di essere una fraternità allargata, il diavolo (quello vero!) fa  di tutto per seminare zizzania?</p>
<p>f. Questa è  una stagione unica ed irrepetibile della chiesa in cui le famiglie cristiane desiderano vivere gli atti degli apostoli e sentirsi corresponsabili dell’annuncio missionario del vangelo senza rivendicarsi ruoli profetici  contro una Chiesa “istituzionale”, senza rivendicare di sostituirsi ai preti che essi vedono  sempre più come padri nello spirito e pastori dell’intero gregge.<br />
Ecco perché questo è il momento magico per approfondire il legame inscindibile tra ministerialità ecclesiale e vita di una famiglia cristiana.</p>
<p>In questo contesto la piccola regola di vita spirituale è di estremo aiuto se accolta nella libertà del cuore e nella passione educativa verso i figli.</p>
<p>Lavoriamo assieme attorno a questa bozza nei prossimi giorni ricordando ciò che il venerato papa Giovanni Paolo ll scriveva sulla santità come misura alta della vita cristiana.<br />
Con affetto Il Parroco</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Linee di pastorale giovanile</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2006/09/linee-di-pastorale-giovanile/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2006 11:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>

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		<description><![CDATA[Al carissimo confratello Diacono, alle famiglie  ai giovani che si sono messi a servizio della pastorale giovanile parrocchiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"> p.MsoTitle {font-weight:bold;} p.MsoBodyText {font-style:italic;} p.MsoSubtitle {font-style:italic;} p.MsoBodyText2 {font-family:Verdana;} </style>
<p class="MsoTitle"><em>Al carissimo confratello Diacono, alle famiglie  ai giovani che si sono messi a servizio della pastorale giovanile parrocchiale</em></p>
<p class="MsoTitle"><em>Ecco il ‘documento di base’  (sic!)  che vi ho inviato un mese fa</em></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana">Lavori in corso: pastorale dei giovani degli anni del post cresima e delle scuole superiori</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">Vorrei usare poche parole per fissare alcune emozioni-intuizioni , allo stato decisamente magmatico, che in questa estate ci siamo comunicati tra responsabili in varie occasioni. Ci fermiamo per ora ai giovani delle superiori.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">a.abbiamo lavorato molto in questi anni anche in assenza di un progetto educativo unitario e non dobbiamo ‘perdere’ le persone che  hanno dato tempo e cuore per  i giovani delle ‘superiori’  pur ripensando in modo decisamente nuovo la pastorale di questo settore .</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">b.Alcuni di noi ritengono che bisogna cambiare qualcosa nella  pastorale  giovanile seguendo queste  linee: formare un </span><span style="font-family: Verdana">solo ‘movimento’ giovanile parrocchial</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">e dai 14-19 anni, dotarlo di un più grande legame interparrocchiale e diocesano , puntare alla  progressiva acquisizione di un modo cristiano di pensare e di vivere </span><span style="font-family: Verdana">in un  confronto aperto con la cultura di oggi</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">  nella scuola che frequentano e nella  città  in cui vivono. </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">c. Come raggiungere questo? Anzitutto con una </span><span style="font-family: Verdana">mentalità nuova</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> da parte di tutti coloro che in parrocchia ‘servono’ i giovani delle superiori  per amore di Gesù. Si chiede ad essi  un minimo di maturità affettiva ed ecclesiale, una  apertura mentale per proporre una forte identità cristiana con tutta la pazienza e il rispetto dei tempi e della fragilità del giovane, per </span><span style="font-family: Verdana">mettere in relazione il movimento giovanile della parrocchia con l’intera comunità parrocchiale</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> che è il vero soggetto  che educa alla fede con lo stile quotidiano della sua vita .</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">d. Da una nuova mentalità potrà nascere un </span><span style="font-family: Verdana"> progetto educativo unitario condiviso</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> mettendo insieme le urgenze pastorali , le esperienze più fruttuose che ci sono in giro, le situazioni concrete nate dalla nostra esperienza di questi anni. Dovremmo arrivare a fissare insieme almeno una bozza dell’itinerario educativo parrocchiale e diocesano e le possibili interazioni con la scuola e la vita della città ed i grandi appuntamenti nazionali ed internazionali . Non dovrebbe mancare un respiro ecumenico e missionario tipico della nostra esperienza. Al centro del progetto educativo  </span><span style="font-family: Verdana">esperienze di vita cristiana giovanile</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> con momenti di full-immersion  . </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">e.Per realizzare questo progetto serve </span><span style="font-family: Verdana">un referente unico (o una coppia di sposi)  </span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">inviato della comunità ai  giovani di questa fascia che , in comunione costante con i presbiteri e i diaconi, custodisca il progetto unitario condiviso e faccia da incoraggiamento e sostegno per tutti i responsabili pastorali di questa fascia d’età.  Individuato il punto di riferimento </span><span style="font-family: Verdana">occorre un gruppo di catechisti</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> che siano  a servizio di  tutti i giovani ed in profonda sintonia tra loro e individuarne  due o tre che , con il sostegno convinto e costante dei ministri ordinati , siano</span><span style="font-family: Verdana"> le ‘guide spirituali </span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">’ dei giovani perché li conoscono, li cercano, li incontrano personalmente e periodicamente, si fanno vicini a loro nei momenti belli e difficili  della vita e  partecipano a tutti i momenti del progetto pastorale . E’ questo il compito più urgente , più delicato, più impegnativo specie nel primo anno di cammino unitario delle ‘superiori’.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">f.</span><span style="font-family: Verdana"> Tutti i giovani  delle superiori</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> più sensibili vanno invitati  ad essere protagonisti attivi nel ‘gruppo’  relazionandosi tra loro alla pari, come ‘compagnia di amici affidabili ’ sia con i più giovani  che amano avere amici più grandi che li stimano, sia per quelli che via via decidono di aggregarsi . Essi decidono il volto giovanile della parrocchia e sono il biglietto da visita per quanti vivono ai margini</span><span style="font-family: Verdana">. I giovani universitari</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> che in varie occasioni desiderano unirsi a loro lo faranno nel rispetto dei loro programmi e del loro stile così i </span><span style="font-family: Verdana">genitori ed i collaboratori dei catechisti</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> che desiderano dare un aiuto facendo da ponte tra i catechisti, i giovani  e l’intera comunità.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">g.Per quanto riguarda i servizi che i giovani in formazione  desiderano fare con i più giovani vanno maturati come </span><span style="font-family: Verdana">parte del percorso educativo  e non con trattative personali</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">  e poi sostenuti con una costante verifica dei formatori che alleggeriranno il giovane da altri servizi per non appesantire la sua vita ancora in formazione.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">h.Accanto ai giovani delle ‘superiori’ della parrocchia’ ci sono altri giovani cristiani che crescono in percorsi personali ed associativi diversi e fanno parte  a pieno titolo della comunità,  dovremo poi avere uno sguardo alla totalità dei giovani 14-20  che non fanno parte del gruppo ,affrontare la pastorale dei giovani universitari che crescono moltissimo ogni anno. La pastorale 14-20 è solo un aspetto della pastorale giovanile della parrocchia…</span></p>
<p class="MsoTitle">Cari amici proviamo a concretizzare</p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">a.abbiamo lavorato molto in questi anni anche in assenza di un progetto educativo unitario e non dobbiamo ‘perdere’ le persone che  hanno dato tempo e cuore per  i giovani delle ‘superiori’  pur ripensando in modo decisamente nuovo la pastorale di questo settore .</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana">Abbiamo sulla carta un gruppo straordinario di giovani e adulti della comunità per  la pastorale giovanile .</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana">Guida spirituale e punto di riferimento unitario di tutta la pastorale giovanile</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana"> Diacono Lucio Diotallevi con la collaborazione di Patrizia ed il mandato del Vescovo</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana">Giovani famiglie che sono cresciute nel servizio ai giovani</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana">Marco e Cora Meletti, Giancarlo e Lorena Mosconi, Pier e Laura, Alessio e Laura Fattorini</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Mamme della comunità che portano avanti un servizio di pastorale giovanile</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana">Saula  Santarelli, Antonella Magoga, Betta De Carlo, M.Valeria Milani</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana">Giovani che da tempo lavorano come ‘educatori’</span></p>
<p><strong>Claudia Camilloni, Lucia Radici, Valeria Nobilini,  Alberto Alesi, Fattorini Michele ,Erika Santinelli, Mencarelli Caterina, Lucia Muzio, Francesca Conti, Tamburini Francesco, Lucia Boiano,</strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana">Con la presenza di  Nino Santarelli e Marco Marcucci a servizio dei giovani più grandi.</span></strong></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Sicuramente ho dimenticato qualcuno e prima di spedire spero di rimediare; quasi una equipe di trenta persone parroco compreso che amano i giovani e sono vicini come fratelli maggiori. Credo una équipe invidiabile anche se alcuni decidessero di interrompere il loro servizio spero non come giovani ma semplicemente come educatori.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Chi ha il fidanzato o la fidanzata credente cercherà di portarlo/a con se nella pastorale giovanile con un arricchimento per tutti, chi ha il dono del discernimento e vede in alcuni giovani  e adulti il carisma  di stare vicino ai giovani lo può proporre con coraggio.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Cari amici vogliamo provare tutti assieme  a pensare , alla luce della e-mail che ho mandato, un nuovo cammino di pastorale giovanile senza perdere nulla possibilmente del tanto che di vero di bello e di buono abbiamo vissuto negli anni ed anche nei giorni scorsi? Facciamolo insieme, discutendo i vari aspetti con il desiderio di offrire il meglio alle nuove generazioni di giovani, senza prendere il passato o noi stessi come metro di misura, ma cercando il meglio per i giovani cristiani di parrocchia nella Chiesa del terzo millennio.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">b.Alcuni di noi ritengono che bisogna cambiare qualcosa nella  pastorale  giovanile seguendo queste  linee: formare un solo ‘movimento’ giovanile parrocchiale dai 14-19 anni, dotarlo di un più grande legame interparrocchiale e diocesano , puntare alla  progressiva acquisizione di un modo cristiano di pensare e di vivere in un  confronto aperto con la cultura di oggi  nella scuola che frequentano e nella  città  in cui vivono. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong>Un solo movimento giovanile parrocchiale dai 14 ai 19 anni.</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Le ragioni sono molteplici: dare ai giovani un senso di appartenenza ecclesiale all’interno della parrocchia e tra le parrocchie della città e della diocesi, aiutarli ad avere un minimo di identità culturale a partire dalla propria fede.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Le modalità: immaginiamo anche la soluzione più semplice e a nostra portata. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">-ci si vede la domenica per la messa</span><span style="font-family: Verdana; font-style: normal"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">con tutti gli animatori che  accolgono e   si fanno  vicini ai giovani che vengono a messa per un approccio personale , un dialogo che può iniziare lì ed essere ripreso nella settimana.  A piccoli gruppi ci si può dare appuntamento per il pomeriggio per momenti di festa, ci si può ricordare gli appuntamenti che abbiamo davanti a noi e così via. A volte, preparata per tempo, potrebbero essere tutti gli animatori con i giovani  a dare un taglio alla liturgia domenicale e magari dopo la messa un momento di festa nella sala della fraternità…</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">-Il giorno della fraternità parrocchiale dei giovani </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Si potrebbe fissare un giorno alla settimana in cui abitualmente ci si vede in parrocchia che in qualche modo diventa, per quel giorno,  la propria casa. Prenotandosi a piccoli gruppi  possono risiedere lì in quel giorno, partendo dalla preghiera del mattino, alla colazione , al pranzo insieme, lo studio e poi fino alla sera dopo cena; un giorno della fraternità in cui ci si alterna con gruppi non omogenei dove è possibile per i più giovani gioire della presenza dei &#8220;big&#8221;. Se si decidesse il giorno, sarebbe importante che la casa sia a disposizione dei giovani e non vi siano altre iniziative di catechesi o altro. Si possono invitare anche amici di scuola . La parrocchia è dei giovani che in essa vogliono vivere una esperienza tipica di fraternità cristiana.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Il sacerdote , il diacono, i catechisti che non sono impediti dal lavoro e dalle esigenze familiari sono presenti con la loro famiglia ogni volta che gli è possibile semplicemente per stare assieme ai giovani che essendo piccoli gruppi consentono una conoscenza ed un rapporto personale. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Un catechista si farà responsabile del tutto perché la giornata sia un momento bello ed utile.( prende le prenotazioni almeno di massima, chiede l’aiuto di qualche fratello o sorella della fraternità per i pasti e perché la casa sia accogliente ecc) …sarà un aperitivo delle settimane di fraternità che il CDV ha già messo in agenda e che anche noi vorremmo fare dopo le timide esperienze dello scorso anno. Al giorno della fraternità di volta in volta si possono invitare gli insegnanti di religione ed alcuni loro colleghi di altre materie…Se non lo si vede come un lavoro, per un animatore può diventare una giornata piacevole anche se molti non potranno per i turni di lavoro e il rimanere nelle sedi universitarie.. ma quando tornano.. è festa…</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Il dopocena  nel giorno della fraternità parrocchiale dei giovani</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">I momenti formativi e spirituali potrebbero essere anche quindicinali mentre gli altri due potrebbero essere di tipo festoso tra i giovani che vivono in parrocchia e gli amici che li raggiungono ( si potrebbe tentare per quel giorno di vedersi non alle 21,30 ma alle 20,45-21 con tempi più dilatati !): un ascoltare musica, un cineforum anticipando la cena, un incontro amichevole con altri gruppi di amici di altre parrocchie, un festeggiare i compleanni senza spendere tanti soldi, una gara sportiva promossa dall’oratorio e dall’eden group  che riesce a raccogliere anche giovani non impegnati nelle attività spirituali della parrocchia. In alcuni ‘tempi forti’ di  avvento e quaresima si potrebbe riprendere, assieme ad alcune coppie di genitori, il tema formativo  delle settimane scorse  e scambiarsi opinioni in libertà…Tutti sono invitati, viene chi può,   sicuramente i più giovani, ma come una cosa piacevole più che un patto da rispettare come per gli incontri formativi e spirituali. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">i gruppi quindicinali  potrebbero essere il ritrovarsi di tutto il movimento giovanile parrocchiale delle superiori. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">I catechisti, assieme ai giovani, scelgono le tematiche formative che ritengono più urgenti , con uno sguardo ai giovani, agli avvenimenti sociali e culturali, alla vita della Chiesa, avendo sotto gli occhi il cammino della intera comunità parrocchiale ed utilizzando i catechismi Cei  e i testi dell’Azione Cattolica giovani come punti di riferimento per dare spessore ai temi scelti. Non toccherei in un anno troppi aspetti ma, come già ho visto fare gli scorsi anni in alcuni gruppi, trattarli a fondo perché siano incisivi. Immaginiamo abitualmente incontri a piccoli gruppi che all’inizio possono essere di classe ( un gruppo del post-Cresima 2006, un gruppo di seconda e terza superiore che sono già insieme, un gruppo di quarta e quinta) ; in alcune occasioni  si potrà  lavorare in modo non omogeneo per creare una complicità spirituale tra tutti i giovani. Ci potrà essere il momento dell’accoglienza , magari una piccolissima introduzione, avendo poi organizzato nel dettaglio il lavoro di gruppo ,con un amico che raccoglie idee e suggerimenti, anche se non sempre potranno essere riportati in assemblea.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Poi un momento tutti assieme per compieta con tutti gli animatori presenti, il diacono e la famiglia che coordina la pastorale che approfitta di questo momento per un saluto, per dare l’agenda del mese, anche con testi scritti o facendosi precedere da una e-mail affinché tutti siano invitati.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">A volte sarà preferibile un incontro assembleare  con testimoni capaci parlare al cuore dei giovani. Un giovane sacerdote, delle persone esperte sui temi trattati, un incontro allargato con altre parrocchie e i giovani delle superiori della città ecc ecc.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Non trascureremo il piccolo gruppo che abitualmente potrebbe lavorare anche un’ora assieme ( 21 accoglienza; 21,15 laboratorio nei gruppi;  22,15 Comunicazioni e compieta) anche perché con loro ci saranno quei catechisti che sono stati scelti dalla comunità come figure di riferimento spirituale. Quello che alcuni animatori hanno fatto negli anni scorsi è eccezionale e non dobbiamo perderlo!)</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Una sera al mese il momento di preghiera sulla scia di quello che già facciamo sulla spiritualità di Taizè accuratamente preparato con  un giovane sacerdote che dice un pensiero e si mette buono per confessare chi vuole e, accanto  a lui il diacono e le guide di riferimento dei vari gruppi. A volte possono essere invitati i genitori che sono più sensibili, amici di scuola dei ragazzi, un gruppo di un’altra parrocchia col proposito di ricambiare il segno di fraternità. Non sarebbe già bellissimo  se trenta sono gli animatori almeno altrettanti potranno essere i giovani… ci si sente legati ad un solo movimento giovanile parrocchiale senza perdere assolutamente il rapporto personale..-Le celebrazioni penitenziali più importanti verranno preparate con cura per permettere a sacerdoti, capaci di toccare il loro cuore, di essere presenti. Quando per grazia di Dio un incontro di formazione o di preghiera riesce bene. riportiamolo subito la domenica successiva perché tutta la comunità sia partecipe di quello che il Signore regala ai giovani come avevamo iniziato a fare alcuni mesi fa….</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">In un confronto aperto con la cultura di oggi</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Questo aspetto lo dobbiamo approfondire con calma: quel che rimane nella testa e non scende nel cuore, non viene interiorizzato, non diventa certezza, non ha la forza di produrre alcunché. Educare i giovani esige anzitutto dare certezze interiori, far maturare convincimenti su ciò che è fondamentale per la vita….</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal"> Quello che hanno interiorizzato nel cuore deve però diventare cultura, mentalità, stile di vita possibile  e valido per l’oggi, deve trovare riscontri in esperienze gratificanti di altri giovani che entusiasmano e conquistano, deve essere una verità spendibile e raccontabile con gioia  nei luoghi di studio, di lavoro, tra gli amici, nei mezzi della comunicazione sociale. Questo oggi, data la molteplicità di proposte culturali, esige un confronto serrato con la diversità che non può essere lasciato al singolo giovane, ma aiutato da tutto un movimento di amici e di pensiero da cui si sente sorretto. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; font-style: normal">Come la parrocchia può aiutare questo confronto? Come tutta la fraternità missionaria parrocchiale può sostenere i più deboli nella fede? E tra giovani di parrocchie ci si può aiutare? Come aiutare il movimento dei giovani della parrocchia a confrontarsi in modo costruttivo con quelli che hanno una cultura diversa, aiutandoli  a dare ragione delle loro convinzioni e saperle difendere in campo aperto fuori della parrocchia? Come, in modo proporzionale ai propri convincimenti, mandarli in campo aperto per verificare la tenuta di ciò che abbiamo insegnato? Come rispettare una gradualità dai 15 ai 20 anni pur facendo un percorso unitario? Non ho certezze……..</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">c. Come raggiungere questo ? Anzitutto con una mentalità nuova da parte di tutti coloro che in parrocchia ‘servono’ i giovani delle superiori  per amore di Gesù. Si chiede ad essi  un minimo di maturità affettiva ed ecclesiale, una  apertura mentale per proporre una forte identità cristiana con tutta la pazienza e il rispetto dei tempi e della fragilità del giovane, per mettere in relazione il movimento giovanile della parrocchia con l’intera comunità parrocchiale che è il vero soggetto  che educa alla fede con lo stile quotidiano della sua vita .</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana">cari catechisti ed animatori aiutiamoci umilmente ad avere una mentalità nuova nel servizio di animatori . Ecco alcuni spunti di verifica:</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana"><em>1. </em></span><span style="font-family: Verdana">per essere animatore di pastorale giovanile ci vuole un minimo di maturità affettiva per essere liberi nei riguardi dei giovani per  dare affetto senza problemi e saper dire una parola franca ed impegnativa senza perdere la serenità del cuore. Un minimo di maturità affettiva per essere un attimo decentrati da noi stessi e poter accorgersi delle situazioni dei nostri giovani in modo da sorprenderli con la nostra attenzione verso di loro. </span></p>
<p class="MsoBodyText2"><em>2. </em><span style="font-style: normal">Un minimo di maturità ecclesiale</span><span style="font-style: normal">per saper vedere nell’insieme il mistero della Chiesa come popolo di Dio e come Sposa di Cristo. Questo è decisivo. Perlomeno desiderare di  farsi aiutare per capire cosa  vuol dire trasmettere una vita di fede a dei giovani nella chiesa cattolica oggi. Solo così si può essere uniti tra catechisti. Il sacerdote, il diacono, la coppia di riferimento sono lì per garantire, per aiutare a sentirsi dentro la grande famiglia della Chiesa di Dio. </span></p>
<p class="MsoBodyText2">3. Un minimo di maturità ecclesiale è possibile se il catechista per primo si sente al cuore della Chiesa e vive la vita della comunità cristiana almeno nei suoi momenti essenziali e decisivi come la domenica, l’ascolto della parola, i momenti di programmazione pastorale. Un animatore dei giovani è oggettivamente parte della fraternità missionaria della parrocchia. A volte sarà costretto a scegliere per non appesantirsi ma se c’è amore e passione per Gesù e per i fratelli non è un problema!</p>
<p class="MsoBodyText2">4. Occorre una apertura mentale  per proporre una forte identità cristiana. Per far questo deve fissare nel suo cuore i punti fermi che fanno la bellezza del cristianesimo e guardare la vita umana vista con gli occhi di Gesù. Con tutta la pazienza e il rispetto dei tempi e della fragilità del giovane : si punta in alto sapendo che con noi per primi Gesù deve avere tanta pazienza!</p>
<p class="MsoBodyText2">5. la preghiera personale e liturgica è l’anima del catechista verso i suoi giovani ma soprattutto pregare con loro e non solo per loro. Pregare accanto ai giovani: essi scrutano il tuo volto e la sincerità della tua fede e la tua presenza vale più di tante parole. Il catechista dei giovani  è un fratello maggiore che ha un senso di vera fraternità nei confronti dei giovani.</p>
<p class="MsoBodyText2">6.Non prendersi troppo sul serio e accogliere il servizio come un dono per sé, una grazia che ti consente di ricominciare continuamente. Altrimenti il peso  e la fatica prevalgono Mi serve per non smarrire io il senso della fede e della vita. E’ più quel che ricevo di quel che do e questo mi ricarica nei momenti di stanchezza.</p>
<p class="MsoBodyText2">7. Non dobbiamo lasciarsi intimorire dalle proprie mancanze e dal proprio peccato ma essere sempre  sinceri con i giovani . Anche per me vivere l’affettività come Cristo mi chiede non  è semplice ma ci provo ,chiedo perdono e ricomincio.. e così via…</p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">d. Da una nuova mentalità potrà nascere un </span><span style="font-family: Verdana">progetto educativo unita</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">rio condiviso mettendo insieme le urgenze pastorali , le esperienze più fruttuose che ci sono in giro, le situazioni concrete nate dalla nostra esperienza di questi anni. Dovremmo arrivare a fissare insieme almeno una bozza dell’itinerario educativo parrocchiale e diocesano e le possibili interazioni con la scuola e la vita della città ed i grandi appuntamenti nazionali ed internazionali . Non dovrebbe mancare un respiro ecumenico e missionario tipico della nostra esperienza. Al centro del progetto educativo  esperienze di vita cristiana giovanile con momenti di full-immersion  . </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"><em>Un progetto educativo unitario condiviso. </em></span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">Lo costruiremo assieme. Con una convinzione di fondo: questo per la pastorale giovanile è il tempo delle esperienze di vita, della concretezza di proposte spoglie di retorica e di ideologia e cariche di vita vissuta.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">-fissiamo le mete educative indispensabili per un giovane cristiano che voglia vivere ed esprimersi nella nostra società. Io metterei la vita interiore e di preghiera, la consapevolezza della profonda umanità e bellezza della antropologia cristiana , l’accettazione generosa del sacrificio per realizzare una grande meta di amore, l’appartenenza alla Chiesa in cui vive e sentirsi parte viva della Chiesa universale, la responsabilità nei confronti della società, del mondo, del creato….</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">-copiamo con  intelligenza da ciò che accade nella Chiesa. Guardiamoci attorno a 360 gradi! Siamo bravissimi a fare copia-incolla per preparare un campo o un momento di preghiera ma possiamo farlo con intelligenza sulle linee educative della pastorale giovanile imparando dai gruppi parrocchiali ma anche dai movimenti e dalle associazioni ecclesiali.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">-le situazioni concrete nate dalle esperienze di questi anni, guardando i giovani che hanno perseverato, ci dicono che solo chiedendo molto con amore  e con convinzione si cresce. Chi resta in parrocchia vuole cibo solido. Anche i giovani che hanno fatto scelte vocazionali di speciale consacrazione ce lo ricordano.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">-Di fatto nella nostra parrocchia la presenza di un  gruppo di catechisti che sono anche membri della azione cattolica giovani , ci ha consentito un respiro diocesano e nazionale che non dovremmo perdere ma intensificare. Credo che se in questi primi anni  vi fosse una scelta condivisa di appoggiarci ,anche con libertà, al cammino della azione cattolica giovani, questo ci aiuterebbe molto a partire insieme. Ho chiesto a Laura di darci le linee portanti del loro progetto educativo e credo che in gran parte sono anche nostre.</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">-Credo anche che in un progetto pastorale giovanile della nostra parrocchia non possano mancare alcune caratteristiche ci sono proprie: un rapporto privilegiato con la Parola di Dio e dovremmo studiare come aiutare i nostri giovanissimi ad un approccio graduale , motivato e sempre più coinvolgente con la Santa Scrittura. Una seconda caratteristica è data da una attenzione costante alla carità ecclesiale come la chiama Benedetto XVI:dalla casa Betania, al lavoro della Caritas, alla associazione Banca del Gratuito, a casa Nazareth, ai condomini solidali, al carcere. Un percorso giovanile non può non farne occasione di esperienza prolungata . Anche se in questo momento siamo ‘in pausa’, credo che l’impegno missionario sia uno dei cardini nella formazione giovanile: la meta potrebbe essere un campo in terra di missione durante l’estate preparato con cura come fanno già diverse diocesi in Italia. La proposta ecumenica che abbiamo lanciato a livello di Chiese d’Europa di piste di fraternità tra parrocchie cristiane del continente , quanto vorrei che fosse anzitutto accolta dai miei giovani ! </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">e.Per realizzare questo progetto serve </span><span style="font-family: Verdana">un referente unico (o una coppia di sposi) </span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">inviato della comunità ai  giovani di questa fascia che , in comunione costante con i presbiteri e i diaconi, custodisca il progetto unitario condiviso e faccia da incoraggiamento e sostegno per tutti i responsabili pastorali di questa fascia d’età.  Individuato il punto di riferimento </span><span style="font-family: Verdana">occorre un gruppo di catechisti</span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal"> che siano  a servizio di  tutti i giovani ed in profonda sintonia tra loro e individuarne  due o tre che , con il sostegno convinto e costante dei ministri ordinati , siano</span><span style="font-family: Verdana"> le ‘guide spirituali </span><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">’ dei giovani perché li conoscono, li cercano, li incontrano personalmente e periodicamente, si fanno vicini a loro nei momenti belli e difficili  della vita e  partecipano a tutti i momenti del progetto pastorale . E’ questo il compito più urgente , più delicato, più impegnativo specie nel primo anno di cammino unitario delle ‘superiori’.</span></p>
<h2>Referenti del progetto unitario: una coppia di sposi</h2>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">Una coppia di sposi o due giovani che in questi anni hanno condiviso con il diacono la pastorale giovanile e che si assumono il servizio di far camminare questo progetto educativo. Chiediamo il dono del discernimento. A tutti i catechisti   chiedo di essere i primi protagonisti della nascita di un movimento parrocchiale di giovani delle superiori. Occorre sentirsi tutti responsabili di tutti e custodi del percorso educativo intrapreso. Poi è chiaro che saremo amici affidabili anzitutto per i giovani che conosciamo meglio e da molto tempo. Saremo con loro nei gruppi di lavoro,uno dei ‘vecchi catechisti’ verrà scelto come ‘guida spirituale’ per custodire legami personali precisi con ciascuno ma il segreto della riuscita dipende se siamo un gruppo di lavoro unito e animato da un grande amore per la Chiesa .</span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-family: Verdana; font-weight: normal">Mi rendo disponibile ad incontrarvi personalmente per confermare il vostro servizio di catechisti .  Grazie di cuore nel nome del Signore!</span><span style="font-weight: normal"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>INIZIAZIONE CRISTIANA 5</title>
		<link>https://www.santafamiglia.info/2006/08/iniziazione-cristiana-5/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 07:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee pastorali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.santafamiglia.info/blog/?p=28</guid>
		<description><![CDATA[Carissimi credo che le linee di fondo del rinnovamento dei nostri porcorsi educativi siano quelli che la Chiesa italiana da tempo ci  propone e quindi ad essi dobbiamo prestare attenzione ed obbedienza. Chiedo umilmente una collaborazione concreta di tutti per  migliorare e precisare i percorsi e per metterli subito in pratica nel nuovo anno pastorale . Con affetto don]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"> p.MsoBodyText { margin:0cm; }  p.MsoNormal { margin:0cm; } </style>
<ol>
<li><span style="font-family: Verdana; color: fuchsia"><strong>Il tempo della ‘mistagogia’ aspettando la Cresima</strong></span><span style="font-family: Verdana; color: fuchsia">.</span><span style="font-family: Verdana"> Suggerisco di proseguire ancora per alcuni anni  <span style="color: green">a mantenere la cresima nell’età solita</span> considerando come <span style="color: red">anni della mistagogia</span> <span style="color: green">( educazione alla vita liturgica, alla vita affettiva e morale e al coraggio di manifestarsi cristiani)</span> quelli che seguono i sacramenti della iniziazione cristiana anche se carenti della <span style="color: red">Grazia della Confermazione </span>e che potrebbe in un futuro prossimo essere conferita in date diverse a seconda dei percorsi educativi intrapresi ma <span style="color: #99cc00">per il momento</span>, per rendere graduale il cambiamento<span style="color: green">, potrebbe in linea di massima restare all’inizio della scuola superiore </span>. Anni della Mistagogia e della testimonianza ma anche <span style="color: red">dell’inserimento nella pastorale giovanile della Chiesa locale e della parrocchia </span>. Inserimento che ora avviene in modo improvviso dopo la Cresima  ed è una delle cause dell’abbandono.</span></li>
</ol>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p style="margin-left: 30pt; text-indent: -30pt" class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong>In pratica:</strong></span></p>
<p style="margin-left: 30pt; text-indent: -30pt" class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">a. premetto che per me questo ripensare la catechesi della adolescenza è il punto più difficile. Per questo vorrei offrire solo alcune <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">indicazioni generali</span> da approfondire con i catechisti e i genitori che condividono la ‘<span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">passione educativa‘</span> per gli adolescenti. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">b.proporrei di non  toccare per il momento <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">l’età della cresima</span> e pensare assieme come vivere al meglio con  i ragazzi che ci vengono affidati questi 3.4 anni  a seconda che il ‘catecumenato’ termini in quarta o in quinta elementare e farei una divisione in tre parti assai differenziate tra loro:</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red"><em>1.anno della mistagogia</em></span><span style="font-family: Verdana">  (quinta elementare)</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red"><em>2.biennio della vocazione e della affettività</em></span><span style="font-family: Verdana">( un solo gruppo con piccoli gruppi di (lavoro. prima e seconda media)</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red"><em>3.l’anno della cresima</em></span><span style="font-family: Verdana"> (terza media)</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: Verdana">può accadere che ragazzi di 11 anni siano ancora nel tempo del ‘catecumenato’ ma quelli che ricevono i sacramenti della iniziazione in quarta hanno oggi 4 anni prima della cresima. La ‘quinta’ viverla maggiormente come <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">anno della mistagogia</span> tutta rivolta a ciò che è accaduto nei sacramenti e alla educazione ai comandamenti e alla vita morale cristiana. Un anno ‘leggero’ che approfondisce il mistero con gli occhi strabici: dei momenti da vivere con i ‘catecumeni’ e degli altri con i ragazzi più grandi, specie verso la fine del percorso, per preparare l’ingresso nella adolescenza. </span></li>
</ol>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Per esprimere questi impegni si può prevedere per il tempo della mistagogia la <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">“consegna” del giorno del Signore</span> o domenica (ottava di Pasqua o otto giorni dopo il battesimo),  <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">e del catechismo</span> che deve guidare la formazione cristiana negli anni successivi. Come dal programma generale della catechesi parrocchiale credo che questo sia l’anno per mostrare <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">le conseguenze del sacramento</span>: la vita morale come risposta all’amore di Cristo per noi. Una rilettura cristiana dei <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">dieci comandamenti che potrebbero anch’essi essere consegnati assieme al nuovo precetto di Gesù &#8221; amatevi come io vi ho amati&#8221;.</span> Sopratutto non perdere l’investimento con i genitori che si sono coinvolti nel periodo precedente.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; font-family: Verdana; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Con i genitori</span><span style="font-family: Verdana"> che sono stati toccati dal Signore nel tempo forte del ‘ catecumenato ‘ ,vivere <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">alcune domeniche esemplari</span> con i ragazzi immaginando cosa significhi il giorno del Signore nel terzo millennio. Le celebrazioni penitenziali potrebbero essere vissute anche con i ragazzi delle medie per avviare un contatto con gli adolescenti.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Essendo un  <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">anno ‘leggero’</span>  si possono immaginare con fantasia creativa dei momenti di fraternità tra ragazzi e famiglie, un fine settimana in primavera estate da vivere assieme in un posto bello come conclusione del percorso e così via.</span></p>
<p style="text-indent: -30pt" class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red">2.   Con la prima e seconda media proporrei di lavorare assieme come un unico gruppo ed una unica équipe di catechisti</span><span style="font-family: Verdana">  . Ogni anno vi sarà un nuovo innesto di un gruppo di prima ma potrà essere arricchente in base ai contenuti che proverei a proporre tenendo idealmente presenti i catechismi CEI. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Perché non lavorare seriamente attorno ad alcuni temi con l’aiuto dei vari servizi diocesani : <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">il tema vocazionale con l’aiuto del servizio diocesano vocazioni</span>, <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">il tema missionario con l’aiuto del centro missionario diocesano, il tema della affettività con l’aiuto del Consultorio familiare e del gruppo famiglia?</span> In prima media punterei più sull’aspetto vocazionale e missionario, in seconda più su quello affettivo! Gli incontri sulle diverse tematiche andrebbero vissuti da tutto il gruppo anche con l’aiuto di tutti i mezzi della comunicazione sociale, ma preparati da un  gruppo di lavoro che dura tutto l’anno. Per questi gruppi i catechisti possono chiedere un aiuto alla fraternità missionaria della parrocchia  ma con un progetto articolato fin dall’inizio e non testimonianze improvvisate quando non si sa cosa fare!</span></p>
<p style="text-indent: -30pt" class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Dal punto di vista della formazione spirituale direi di curare moltissimo le ‘<span style="color: red">celebrazioni penitenziali’</span> e l’invito alla <span style="color: red">guida spirituale</span> del sacerdote ma anche del diacono e del catechista. Un grande spazio di ascolto dei ragazzi ed almeno un  incontro su quattro dedicarlo a questo per educarli alla confessione mensile, all’ascolto della coscienza, alla riflessione sulle proprie scelte. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Lavorare strettamente con il gruppo scout se alcuni vi fanno parte e con l’ACR se alcuni vi partecipano <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">per non sovrapporsi e per focalizzare le mete educative</span>. Se nel periodo forte della IC erano loro che dovevano avvicinarsi a noi, adesso potremmo essere noi ad avvicinarci a loro. Se tra i catechisti potessimo avere insegnanti delle medie di religione o non, allora si potrebbero pensare delle <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">iniziative anche sporadiche scuola-parrocchia</span> ma che siano incisive dal punto di vista  culturale dell’adolescente.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> Credo che sarebbe importante chiedere  in questo periodo adolescenziale all’ufficio catechistico della diocesi  e all’azione cattolica diocesana dei <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">momenti allargati tra tutte le parrocchie o nella zona pastorale</span> per cominciare ad ‘uscire’ dalla parrocchia e far toccare con mano ai ragazzi che altri fanno il loro cammino e non devono vergognarsi del Vangelo. Preparare fin dal programma iniziale questi momenti per  proporli con convinzione.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Anche dentro la parrocchia dobbiamo aiutarli a vincere il rispetto umano dove il massimo per chi cresce non sia stare il più lontano dall’altare o ci si vergogni di fare i ministranti perché si è grandi  e così via . Sarà dura accorgersi se <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">nascono vocazioni sacerdotali o missionarie</span>: ecco che i giovani più grandi potrebbero proporgli di  inserirsi nella corale, nel gruppo liturgico, nella responsabilità verso  i ministranti più piccoli ed  in alcune liturgie affidate completamente a loro. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Credo che dovemmo puntare in questo biennio a non trascurare una loro più consapevole  <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">partecipazione liturgica.</span> Credo che senza separarli dalla liturgia della comunità vi possa essere da parte degli animatori liturgici una costante attenzione agli adolescenti senza escludere in casi particolari  di metterli al centro della liturgia domenicale con omelia e linguaggio adatti per loro e con una Messa animata dagli adolescenti.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Un altro aspetto su cui operare è quello della <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">carità</span> con l’aiuto della caritas parrocchiale e diocesana specie in tempo di avvento  e quaresima. Da qualche anno non facciamo più sporcare le mani ai ragazzi per vivere la gratuità, il servizio disinteressato verso chi ha bisogno. <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Il Papa giustamente nella sua prima enciclica lo raccomanda e non separa l’affettività dalla carità.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Tra le consegne vedrei bene <span style="color: red">la Consegna della Bibbia</span>  preparata e seguita da una introduzione essenziale alla stessa specie nel gruppo vocazionale. Dovremmo chiedere ai lettori di preparare piccole tracce di lettura adatte ai ragazzi con commenti brevi e stimolanti o cercare sussidi ben fatti al riguardo.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Di fatto come sempre accade alcuni adolescenti non parteciperanno al biennio e si faranno vivi in terza per la cresima. Ma occorre creare un gruppo coeso per dare gusto a quelli che si impegnano. A questa età accade che i ragazzi cambiano rispetto agli anni della infanzia ed a <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">volte  emarginiamo di fatto quegli adolescenti che vogliono considerare la esperienza parrocchiale come primaria nella loro vita di ragazzi.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Il ruolo dei genitori in questa fase educativa: le coppie che negli anni del ‘catecumenato’ sono stati accettati dai ragazzi <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">possono essere direttamente animatori del gruppo  assieme ai catechisti.</span> Altri offrono una collaborazione indiretta con alcuni momenti di coinvolgimento pieno nel processo educativo:</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Il campo scuola annuale da ripensare e differenziare nei due anni ( un anno più vocazionale, un anno più sulla educazione alla affettività) in modo che vi sia un nesso tra il percorso in parrocchia e le tematiche del campo altrimenti si rischia  di svuotarlo di contenuti educativi anche se rappresenta un momento forte dal punto di vista emozionale e di amicizia.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p style="text-indent: -30pt" class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p style="text-indent: -30pt" class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong>INIZIAZIONE AL SACRAMENTO DELLA CRESIMA</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">3 <span style="color: red">. La terza media</span> (normalmente ma potrebbero esservi ragazzi di seconda o di prima superiore) da vivere come <span style="color: red">preparazione ravvicinata e differenziata  alla cresima  </span> con un occhio rivolto alla pastorale giovanile per preparare un inserimento nella comunità dei giovani della parrocchia e della diocesi.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Preparazione ravvicinata alla Cresima vista nel suo duplice aspetto: <span style="color: red">sacramento della iniziazione cristiana </span>e quindi strettamente legata al battesimo e alla eucaristia e <span style="color: red">sacramento della testimonianza</span> e quindi aiutare gli adolescenti ad inserirsi da cristiani nella cultura dei ragazzi di oggi con tutto quello che ciò comporta. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong>Chi mettiamo a fianco dei ragazzi in questo anno?</strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong>I genitori </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; font-family: Verdana; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Il diverso coinvolgimento dei genitori determinerà un percorso differenziato per il gruppo dei loro figli adolescenti.</span><span style="font-family: Verdana"> Questo dipenderà dall’esito di tutto il percorso educativo precedente ed in particolare dall’esperienza del catecumenato. Se è stata una esperienza bella e coinvolgente, non sarà difficile avere un gruppetto di genitori che si fanno vicini ai figli senza soffocarli, in un momento in cui essi cercano di tagliare il cordone ombelicale con la propria famiglia.</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; font-family: Verdana; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Per chi è più motivato a crescere nella fede cristiana</span><span style="font-family: Verdana"> si può proporre un inserimento pieno nella vita della parrocchia ( liturgia domenicale e catechesi biblica del venerdì) con la partecipazione agli esercizi spirituali di tutta la comunità in estate invitandoli a portare la propria ricchezza personale a servizio della Chiesa di Dio . <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Se sono famiglie ancora in ricerca ma desiderose di capire</span>, si potrebbe dar vita ad un gruppo famiglia che con scadenza mensile si ritrova sullo stile dei gruppi di condivisione . Con alcuni di loro i catechisti si confrontano costantemente anche per telefono sul programma e sulle difficoltà incontrate. Alcuni incontri catechistici possono essere un dialogo tra genitori e figli. <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Ascoltare con attenzione i suggerimenti di queste famiglie che sono più motivate</span> : potrebbero essere preziose per realizzare alcune trasferte con il gruppo ristretto per incontrare testimoni o partecipare ad eventi.<strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana; color: red"><em>Cosa chiedere a tutti i genitori che iscrivono i loro figli alla iniziazione al sacramento della cresima?</em></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana">Questo è un punto delicato : chiedere ai genitori di aiutare i loro ragazzi a partecipare abitualmente alla messa domenicale  e agli incontri formativi e spirituali; chiedere l’impegno della famiglia a partecipare agli incontri per i genitori   che  vengono fissati all’inizio del cammino e alle celebrazioni liturgiche che segnano le tappe del percorso. Alcuni di loro, anche non praticanti, sono sinceramente interessati alla educazione dei figli: mi ha commesso lo scorso anno rivedere subito dopo la cresima la quasi totalità delle mamme dei cresimati per avviare un laboratorio sulla affettività con alcune psicologhe! Questi sono esempi da imitare!</span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"><strong>I catechisti</strong></span><span style="font-family: Verdana">. </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; font-family: Verdana; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">Ad essi tutta la fraternità missionaria è vicina e disponibile ad aiutarli.</span><span style="font-family: Verdana"> E’ uno dei servizi più generosi e difficili. Servono persone che hanno una preparazione e maturità affettiva e di fede veramente salda . Ad essi umilmente chiediamo di  avere verso i ragazzi <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">questi atteggiamenti umani e spirituali:</span></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-family: Verdana">uno stile di <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">attenzione personale alla vita dei ragazzi,</span> di ascolto delle loro situazioni, di misericordia per la loro fragilità, di intuizione di eventuali difficoltà familiari  che in genere il ragazzo nasconde e trasforma in atteggiamenti di superficialità  ed arroganza ;</span></p>
<p style="margin-left: 18pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoBodyText"><span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; font-family: Verdana; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">uno stile di discernimento</span><span style="font-family: Verdana"> per quei ragazzi che nel biennio precedente sono cresciuti nella vita spirituale ed ora chiedono una  capacità di proposta adeguata alle loro esigenze che in qualche occasione hanno manifestato;una stima profonda di questi ragazzi per svelargli il meraviglioso progetto di Gesù su di loro </span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p class="MsoBodyText">di <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">avere davanti agli occhi</span> non il gruppo  ma la <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">comunità cristiana nel suo insieme</span> e aiutare i ragazzi ad inserirsi progressivamente nella vita dei giovani della parrocchia essendo presenti  con i ragazzi nella  liturgia domenicale come amici che condividono la loro vita e si interessano dei loro problemi e dei loro successi;</p>
<p class="MsoBodyText">di puntare alla <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">qualità più che alla quantità dei momenti formativi</span> con una programmazione articolata che comprenda una <span style="color: red">celebrazione penitenziale</span> una volta al mese durante la quale  a piccolissimi gruppi i catechisti , dopo l’assoluzione del sacerdote, portano avanti un dialogo spirituale con i ragazzi; <span style="color: red">dei momenti tipicamente formativi con l’aiuto dei ministri ordinati ed istituiti ,</span> degli incontri con il mondo dei giovani della parrocchia e della diocesi.</p>
<p class="MsoBodyText">Buona l’idea di alcune diocesi di far incontrare assieme al Vescovo tutti i ragazzi della Cresima; noi potremmo chiedere a Laura presidente dei giovani di Azione cattolica di aiutarci a <span style="color: red">momenti d’incontro interparrocchiali</span>, concretizzare con questi ragazzi gesti di carità e di missione in modo metodico: hanno bisogno di entrambi le cose  in modo non sporadico .</p>
<p class="MsoBodyText"><strong> i padrini, i garanti</strong></p>
<p class="MsoBodyText">
<p class="MsoBodyText">Una piccola grande novità <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">sarebbe scegliere all’ inizio dell’anno della cresima i padrini e le madrine per i cresimandi</span> . La scelta dei padrini dovrebbe coinvolgere ragazzi e genitori e stimolerebbe entrambi a scegliere figure credenti che possano davvero incoraggiare ed essere di esempio ai cresimandi. Essi potrebbero partecipare con i genitori alle celebrazioni e agli incontri e soprattutto essere davvero piccoli padri e madri per i nostri ragazzi con la discrezione e l’affetto che essi esigono .</p>
<p class="MsoBodyText"><span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; font-family: Verdana; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">I garanti</span><span style="font-family: Verdana"> ( il termine è preso dalla iniziazione cristiana degli adulti) da unire ai padrini o nei casi in cui i padrini non possono materialmente essere presenti  sono alcuni fratelli e sorelle della comunità che si fanno garanti del ragazzo, quasi dei <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">&#8220;tutor&#8221; spirituali</span> in questo anno della cresima. Potrebbero essere <span style="background: yellow none repeat scroll 0% 50%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial">un giovane più grande che gli è amico</span>, un fratello o una sorella che è cresciuto in parrocchia, un catechista  del periodo dell’infanzia o del catecumenato, un amico di famiglia di cui il ragazzo ha stima e fiducia. Essi sono vicini con il cuore, la preghiera, il dialogo spirituale, la presenza alle celebrazioni proprie dei cresimandi.</span></p>
<p align="left" class="MsoBodyText" style="text-align: left"><strong> <span style="font-family: Verdana">La pastorale giovanile della parrocchia</span></strong></p>
<p>Una cosa  interessante è il legame con i giovani della parrocchia con i quali stringere in alcune occasioni legami di amicizia durante l’anno della cresima. Preparare accuratamente l’ingresso nella pastorale giovanile della parrocchia con una festa da pensare assieme. I giovani dovrebbero sentirlo come un aspetto importante della loro testimonianza. Come inserirli? Come farli sentire accolti e amati? Questo è più facile se da quest’ano prevale una linea unitaria per tutta la pastorale giovanile.</p>
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